Al banco dei pegni di Roma



Al Banco dei pegni di Roma, gestito dall’Unicredit, ogni giorno c’è chi porta oro, gioielli, argento o pellicce. Persone che cercano di ottenere qualche soldo per tirare avanti. Ma quali sono le condizioni? Che interessi sono costretti a pagare? La banca offre un servizio equo a questi disperati? E chi va a impegnare i suoi beni? Il ceto medio si impoverisce, lo dimostra questo servizio girato con la telecamera nascosta, che vi svela un lato nascosto della crisi. Il reportage di Francesca Fagnani per Servizio Pubblico.

L’Italia al banco dei pegni

“E’ una vita che ogni tanto m’affaccio qui” – confessa una signora che poi spiega il meccanismo – “C’è un termine: o lo ritiri o lo mettono all’asta. Adesso puoi rinnovare quanto ti pare così tu hai la possibilità e loro guadagnano di più. Tanto non c’è niente da fare. Sono proprio strozzini”. In effetti le valutazioni sono molto basse, gli interessi invece molto alti. Per tre anni si possono rinnovare le polizze. “Conviene andare da un orefice, se lo vende e fa prima” – spiega un’altra anziana donna che in sei mesi ha pagato 400 euro di interessi su un totale di 2.500 euro – “Io ho fatto così: ho ritirato tutto e l’ho venduto”.