La crisi Omsa raccontata dalle operaie



Ospiti di Giulia Innocenzi a Servizio Pubblico, le lavoratrici della Omsa Golden Lady raccontano dello stato di crisi in cui versa l’azienda. E delle loro lettere di licenziamento. Mentre le dipendenti italiane sono in cassa integrazione, pagata con denaro pubblico, la produzione prosegue in Serbia. Dove il costo della manodopera è molto più basso.

Il disastro della crisi Omsa

Così Dino Amenduni per Il Fatto Quotidiano:

La Omsa produce calze e collant e ha deciso di delocalizzare la produzione in Serbia, dove il lavoro costa meno. Ha licenziato tutti con un fax: un mezzo arcaico (le dipendenti avevano un fax nelle loro abitazioni?) per una decisione senza appello.

La battaglia appassionata, organizzata e ben comunicata delle lavoratrici Omsa ha reso questa vertenza assai popolare sui media, un vero caso nazionale. Per questo motivo è diventata un simbolo della ‘resistenza’ del lavoro e dei lavoratori italiani alla tendenza centrifuga della globalizzazione. In un sistema aperto, le regole mondiali del mercato del lavoro e di quello dei consumi sono spesso più importanti della tutela del diritto dei lavoratori del posto di lavoro nella valutazione degli imprenditori, soprattutto quando devono decidere tra la propria salvezza e il fallimento.

Queste sono le nuove regole e se le contestiamo le dobbiamo contestare sempre. Non bisognerebbe dimenticarselo mai, anche quando i mercati (costantemente in cerca di rassicurazioni) sono improvvisamente percepiti come ‘amici’. Solo perché accelerano la caduta di Berlusconi.