La storia di Simone Komel, giovane imprenditore abruzzese



Simone Komel, giovane imprenditore abruzzese, tra poco sarà costretto a chiudere la sua azienda a causa del mancato pagamento di un grosso cliente e della lentezza della burocrazia italiana. Il suo sfogo in diretta a Servizio Pubblico: “Il mio sogno di creare un’azienda è stato paralizzato dallo Stato. Non appena abbiamo cominciato a generare reddito ci hanno tolto tutto. E solo perché abbiamo scelto di seguire la via dell’onestà”.

La storia di Simone Komel

“Fatturavo 400mila euro e avevo dieci dipendenti. Lavoravo nelle carceri, per il dipartimento delle amministrazioni penitenziarie. Che fa capo al ministero di Grazia e Giustizia” – racconta Simone a Michele Santoro – “Lavoravamo in subappalto, la commessa era di una grande azienda edile. Che un bel giorno ha deciso di smettere di pagarmi. Parliamo di cifre molto importanti. Io ho cercato di recuperare i miei soldi tramite il ministero, ho pignorato quanto mi spettava. Il ministero si sarebbe dovuto fare custode delle somme e aspettare l’ordinanza di un giudice. Invece ha dato questi soldi all’azienda edile sopra di me. Ho provato a resistere con tutte le mie forze, ho vinto la causa sia con l’azienda sia con il ministero ma sono stato costretto a licenziare tutti i miei dipendenti”.