Il pool Mani Pulite, vent’anni dopo



Venti anni dopo, i tre pubblici ministeri protagonisti del pool Mani Pulite spiegano come e perché finì quell’inchiesta e cosa si potrebbe fare per evitare che si ripeta. Le parole di Antonio Di Pietro, Piercamillo Davigo e Gherardo Colombo ospiti di Michele Santoro.

Il pool Mani Pulite, vent’anni dopo a Servizio Pubblico

“Noi organi preposti alla repressione penale svolgiamo una funzione tipica simile a quella dei predatori in natura: miglioriamo la specie predata. Abbiamo preso le zebre lente e sono rimaste le zebre veloci” spiega con una metafora Davigo, “E’ sbagliato pensare che il processo penale possa risolvere questioni culturali. Abbiamo la tendenza a trovarci sempre innocenti: il colpevole è sempre qualcun altro. Mani Pulite è finita perché dalla corruzione dei piani alti siamo arrivati alla corruzione comune: il finanziere, il vigile urbano, il medico. Allora gli italiani si sono chiesti: ora verranno a vedere cosa faccio io?” arringa Colombo. “Non abbiamo perso. Mani Pulite era un centro di analisi: abbiamo diagnosticato un tumore sociale come la corruzione. Scoperta e certificata la malattia, andava curata…” chiosa Di Pietro.