Il terremoto, il perno e la trave: la mancata prevenzione in Emilia



Per evitare il crollo dei capannoni industriali abbattuti dal terremoto, in molti casi sarebbe bastato aggiungere un perno alle travi. Costruzioni molto recenti hanno ceduto anche a causa di una prevenzione inadeguata. Dai luoghi del terremoto 2012 in Emilia il reportage di Sandro Ruotolo per Servizio Pubblico.

La mancata prevenzione in Emilia

Quanti soldi servono per mettere al sicuro il territorio italiano? Scrive Repubblica:

Dopo il terremoto dell’Aquila del 2009 l’Italia istituì un fondo di prevenzione nazionale del rischio sismico, che per l’Emilia-Romagna si è tradotto in un investimento di 10,5 milioni l’anno: 7,5 destinati a rimettere a norma ospedali, chiese e municipi, mentre gli altri tre servono a cofinanziare gli interventi sul patrimonio privato, case e condominii. “Da allora stima il responsabile del servizio geologico della Regione, Gabriele Bartolini – sono stati fatti circa una decina di interventi all’anno sugli edifici pubblici. Una sessantina su un totale di migliaia. Mentre sono un centinaio all’anno gli interventi cofinanziati su abitazioni private. Il programma scade tra due anni, speriamo venga rifinanziato”. Se si calcola che prima del 2003 neanche c’era una classificazione sismica nazionale è già un passo in avanti, ma è pur sempre una goccia nel mare. “Bisognerebbe fare dieci volte tanto sbotta Camassi -. Sono cifre che restituiamo con gli interessi ogni volta che c’è un disastro: ci vorrebbe un piano Marshall della prevenzione e più attenzione da parte dei cittadini”.