“Scoprimmo il covo di Provenzano ma ci fermarono”



“Il covo di Provenzano a Montagna dei Cavalli l’avevamo individuato già nel 2001 ma ci impedirono di metterlo sotto controllo”. Nell’intervista di Walter Molino, parla – per la prima volta davanti alle telecamere – un carabiniere che per anni ha lavorato alla cattura del boss di Corleone. A pochi giorni dall’inizio del processo sulla trattativa Stato Mafia, la testimonianza del militare dell’Arma infittisce il mistero sulla lunghissima latitanza di Bernardo Provenzano, finita solo nell’aprile del 2006, e che ha portato all’incriminazione dei massimi vertici del Ros dei Carabinieri.

Il covo di Provenzano

“A portarci nel covo a pochi chilometri da Corleone era stata una confidente – racconta il militare a Servizio Pubblico – ma il rifugio non fu mai messo sotto controllo. All’epoca funzionava così: il colonnello Giammarco Sottili, l’attuale capo di Stato maggiore della Regione Sardegna, gestiva tutte le informazioni e diceva che non si doveva parlare, le nostre relazioni di servizio non arrivarono mai in Procura. Quando nel 2006 Provenzano fu arrestato proprio lì pensammo che era un vero schifo”.

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