Mario Mori, la tesi di Roberto Scarpinato. La docufiction



Roberto Scarpinato è il procuratore generale di Palermo. Titolare del processo d’appello contro il generale Mario Mori per la mancata cattura di Provenzano a Mezzojuso.  Nella ricostruzione,  basata su deposizioni e documenti reali, Scarpinato afferma. “Mario Mori ha sempre mantenuto il modus operandi tipico di un appartenente a strutture segrete, perseguendo finalità occulte. Ha disatteso sistematicamente i doveri di lealtà istituzionale, ingannando i magistrati, nascondendo e a volte falsificando la verità. Ed è una storia che va avanti da quarant’anni”.

Il ritratto di Mori

Roberto Scarpinato: “Mario Mori ha iniziato la sua carriera nei carabinieri. Ma già nel 1972 entra nei servizi segreti quando ai vertici c’era il generale Vito Miceli, iscritto alla loggia segreta P2 e coinvolto in diversi progetti golpisti. Anche Mori fu coinvolto in quelle storie e infatti fu allontanato improvvisamente dai nuovi vertici dei servizi segreti. Lo spedirono al nucleo radiomobile di Napoli con il divieto assoluto di rimettere piede a Roma. L’ex colonnello Mauro Venturi che è stato nei servizi insieme a Mori ci ha raccontato che Mori eseguiva intercettazioni abusive sui suoi superiori. Scriveva esposti anonimi recandosi nell’agenzia di stampa di Mino Pecorelli”.

L’assoluzione di Mario Mori

La quinta sezione penale del Tribunale di Palermo, ha assolto anche in appello l’ex generale dei carabinieri Mario Mori dall’accusa di favoreggiamento aggravato per la mancata cattura del boss Bernardo Provenzano.