L’impero di Sergio Scarpellini. L’inchiesta di Servizio Pubblico



Scarpellini e il suo impero. Ecco l’inchiesta di Stefano Bianchi in esclusiva per Servizio Pubblico. I parlamentari fanno gli scatoloni e se ne vanno da Palazzo Marini. La Camera ha deciso che entro il 15 gennaio gli onorevoli dovranno lasciare l’edificio di proprietà di Scarpellini, dove per vent’anni hanno avuto i propri uffici. Lo Stato ogni anno ha pagato all’imprenditore romano un affitto di 36 milioni di euro: se li avesse comprati avrebbe di sicuro risparmiato. Perché lo Stato ha pagato finora un canone così alto? Domande che nel corso degli anni sono tornate più volte. L’inchiesta divisa in due capitoli.

La seconda parte dell’inchiesta

Le parole dell’imprenditore romano intervistato da Stefano Bianchi. “Qualcosina si dà a tutti se fai l’imprenditore. Tutta roba fatturata e regolare. Questo è il concetto. A Roma tutti contribuiscono a finanziare i partiti, è una cosa regolare no? Lo facciamo tutti. Nessuno mi ha detto di comprare quei palazzi, ho il fiuto dell’imprenditore. Sono stato fortunato a comprare tutti quei palazzi insieme. Io ho cominciato a lavorare a dodici anni, mi sono fatto da solo con molti sacrifici. Io ho cominciato come fornaio. Mi ricordo sempre le parole del mio principale. Mi diceva sempre tu farai strada”.

Ma come si fa a passare da fornaretto ad un impero? La risposta dell’imprenditore: “Ho iniziato a vendere macchine e facendo questa attività ho conosciuto una serie di costruttori. Qualcuno mi ha aiutato ma con la mentalità dell’imprenditore ci si nasce”.