La fine di Re Giorgio e il lungo cammino delle riforme



La fine di Re Giorgio. “Come voi tutti sapete non prevedevo di tornare in quest’aula per pronunciare un nuovo giuramento e messaggio da Presidente della Repubblica. È emerso un drammatico allarme per il rischio, ormai incombente, di un avvitarsi del Parlamento in seduta comune nell’inconcludenza e nell’impotenza ad adempiere al supremo compito costituzionale dell’elezione del Capo dello Stato. Di qui l’appello che ho ritenuto di non poter declinare. Mosso da un senso antico e radicato d’identificazione con le sorti del Paese”. Così Giorgio Napolitano nel discorso che introduceva il suo secondo mandato. Era il 20 aprile 2013. All’indomani delle sue dimissioni, ricordiamo il monito lanciato ai parlamentari per “non aver dato risposte soddisfacenti alla richiesta di un cambiamento delle istituzioni e rinnovamento della politica”.

Re Giorgio e le riforme

Il cammino di riforme è stato uno dei cardini su cui Napolitano ha dato il via libera al governo Renzi, che ha riportato in gioco Berlusconi con il Patto del Nazareno. A che punto siamo oggi? Stefano Maria Bianchi e Micaela Farrocco provano a fare un bilancio sulla riforma del Senato. Cavallo di battaglia renziano e propagandata come fonte di grandi risparmi per i conti dello Stato. Ma si risparmierà davvero? I 328 milioni l’anno spesi per i costi dei dipendenti e per i vitalizi, ad esempio, non verranno toccati.