La storia di Anas, la moschea dove pregava. La seconda parte del reportage



La storia di Anas. Aveva cominciato a vestirsi di bianco prima di partire per la Siria. Non seguiva più la musica ma la religione. “Anas non sapeva neanche bene l’arabo” racconta un esponente della comunità musulmana di Vobarno. “L’estremismo nasce dall’ignoranza e dall’emarginazione sociale”. C’è invece chi la pensa diversamente come Merussa, amico di Anas. “Lo Stato Islamico è una bella cosa” dice a Maddalena Oliva “In Italia purtroppo non si può applicare la Sharia”.

Il reportage integrale

Anas El Abboubi ha 21 anni. Figlio di genitori marocchini, vive da quando ne ha 7 con la famiglia a Vobarno, paesino in provincia di Brescia. Anas viene arrestato il 6 giugno 2013, la notte prima degli esami di maturità, per “addestramento a fini terroristici”. Agli agenti dirà «sono un combattente di Allah», prima di finire in carcere per 12 giorni, poi verrà rilasciato. Secondo la tesi dei giudici del riesame aveva condiviso video che tutti potevano trovare agevolmente in rete. “Sono stato discriminato per il mio credo”, scrive Anas su Internet, “pensavano che le mie idee si sarebbero disorientate dopo avermi terrorizzato con la prigionia. E invece nessuno è stato curioso di capire i miei disagi”.

La storia di Anas El Abboubi

Qualche tempo dopo partirà per la Turchia, diretto in realtà in Siria. Ricomparirà solo qualche mese più tardi sui social: una foto lo ritrae ad Ad Aleppo, mentre imbraccia un kalashnikov. Il sogno di sfondare nel rap, condiviso con il terrorista  Chérif Kouachi. L’amicizia con Dr. Domino, il percorso di radicalizzazione in rete, la scelta di sposare lo Jihad.

L’inchiesta divisa in capitoli: la prima parte, la terza parte.