Lampedusa: lo sbarco dei rifugiati ustionati, costretti a imbarcarsi senza cure



Proseguono le ricerche delle vittime dell’ultimo terribile naufragio nel Canale di Sicilia: si temono oltre 900 morti. Tre giorni fa a Lampedusa erano sbarcati una settantina di migranti, venti dei quali riportavano ustioni gravi. Nel centro di raccolta in Libia dove si trovavano prima dell’imbarco, è esplosa una bombola del gas. I trafficanti non gli hanno permesso di andare in ospedale per farsi curare e li hanno imbarcati a forza sul gommone. Ecco le condizioni in cui sono arrivati in Italia, dalle immagini di UNHCR.

Il racconto dei soccorritori

La testimonianza di due soccorritori intervenuti con i mezzi di soccorso sul luogo dell’ecatombe dei migranti: “Siamo arrivati per recuperare i cadaveri e in mezzo ai corpi abbiamo sentito delle grida di aiuto. C’era una persona viva. Poco dopo un’altra, che non aveva neppure più la forza di gridare e ci sembrava morta. Quando ci siamo avvicinati l’abbiamo tratta in salvo. Ci porteremo dentro per sempre le immagini di questo cimitero galleggiante: donne e bambini sono rimasti bloccati nella pancia della nave, le testimonianze di chi era a bordo parlano anche di 1200 passeggeri”. Il reportage di Sandro Ruotolo.