La minoranza contro Renzi. Uno, nessuno, centomila Pd



Sono giorni decisivi per la tenuta del Renzi e per la tenuta del Pd, eppure il gotha del partito non disdegna una passerella. Alla prima del nuovo film di Veltroni sfila compatta la vecchia guardia insieme ai giovani rampolli del renzismo. Con D’Alema che apre la strada a Lotti, Madia e Boschi. Il giorno seguente tutto un altro clima all’assemblea notturna del partito, che sancisce la vittoria della linea del premier e la sconfitta dell’opposizione interna.

La minoranza contro Renzi: come finirà?

L’Italicum non si tocca e il premier non arretra neanche quando Roberto Speranza, capogruppo del Pd alla Camera, si dimette. La minoranza chiede la sospensione dei lavori ma alla fine viene messa all’angolo e se ne va. “Un errore far coincidere il Pd con il premier e la maggioranza dei gruppi parlamentari”  attacca Fassina. Mentre Bersani promette di votare no all’Italicum il prossimo 27 aprile alla Camera. Quale futuro c’è per quella parte del Pd che si oppone al “rottamatore”? Può esistere ancora “la ditta”?

Bersani: “Non voterò l’Italicum”

“Non è vero che in vent’anni non è mai cambiato niente, sono state fatte riforme importanti. Il sistema del ghe pensi mi non lo accetto. Con l’Italicum il rischio è andare verso un sistema che non è né parlamentare né presidenziale. Con le modifiche alla legge elettorale non risolviamo tutti i problemi, ma togliamo via alcuni rischi. Per esempio l’introduzione delle preferenze. Il ballottaggio? Correggiamolo, dando flessibilità e rappresentatività al sistema, facendolo sembrare più un secondo turno. Io per vent’anni ho fatto una battaglia contro l’uomo solo al comando. Stavolta non me la sento di votare, è la prima volta che mi accade di votare fuori dal contesto della mia compagnia. Io non sono convinto e sento la responsabilità di dirlo forte”.