L’addio a Dario Fo: “Difendiamo l’arte dalla tribù degli ipocriti”



Il premio Nobel Dario Fo è morto il 16 ottobre 2016 all’ospedale Sacco di Milano, dove era ricoverato da una settimana in seguito di problemi respiratori. Muore un uomo, un intellettuale, un curioso. Un premio Nobel che è stato un maestro di tutti e per tutti. 

L’idea di ritrovarmi, dopo, con Franca in un giardino, lei e io mutati in due begli alberi, il suo magari con le foglie dorate come erano i suoi capelli. Sarebbe bellissimo. Se un qualcosa dovesse esserci dopo, vorrei che fosse così”. Così scriveva Dario Fo in “Dario e Dio”. Muore in un giorno d’ottobre il giullare a novantanni, settanta dei quali dedicati all’arte.

Dario Fo in difesa dell’arte

Servizio Pubblico lo ricorda riproponendovi questo intervento dalla prima stagione di Servizio Pubblico. In collegamento con Sandro Ruotolo, difese il monologo di Adriano Celentano a Sanremo in nome dell’arte: “C’è una tribù degli ipocriti che non capisce l’arte, l’allegoria, che legge le cose per come appaiono e non per come sono. Adriano è come il Candido di Voltaire che ride dopo aver ricevuto gli sputi”.