Mafia Capitale, Carminati e la teoria del ‘mondo di mezzo’: “Sono il diavolo, parlavo con tutti”



“Mi sembra di stare in un mondo irreale, ma posso assicurare che prima di questa vicenda tutto il mondo parlava con me. Anche le persone normali, perché non sapevano chi fossi e mi vedevano dietro un bancone di un negozio a vendere magliette. Poi sono diventato il diavolo e ora, benissimo, faccio il diavolo”. Un messaggio tutto da decifrare quello che Massimo Carminati ha lanciato dal carcere di Parma in collegamento con l’aula bunker di Rebibbia durante il processo a Mafia Capitale.

Il mondo di mezzo: l’intercettazione

Un mondo che parlava con il Cecato, proprio come raccontò lui stesso a Riccardo Brugia descrivendo il “mondo di mezzo”. Dichiarazioni fatte mentre il giudice per le indagini preliminari ha rinviato a giudizio 20 persone. Accusate, a seconda delle posizioni, di associazione a delinquere, turbativa d’asta, falso e truffa ai danni del Comune di Roma. Tra gli imputati nel processo che inizierà il prossimo 2 marzo davanti ai giudici della IV sezione collegiale anche l’imprenditore Fabrizio Amore e Maurizio Anastasi, ex responsabile della Sovrintendenza. Per questi fatti nel giugno dello scorso anno i due vennero arrestati insieme ad altre persone.

Ecco la ricostruzione dell’intercettazione che ha dato il nome all’indagine della procura di Roma andata in onda durante la puntata di Servizio Pubblico del 4 dicembre 2014. “Ci sono i vivi sopra e i morti sotto. Noi stiamo nel mezzo… si incontrano tutti là. No? Tu stai lì. Ma non per una questione di ceto. Per una questione di merito, no? Allora nel mezzo, anche la persona che sta nel sovramondo ha interesse che qualcuno del sottomondo gli faccia delle cose che non le può fare nessuno”.