Stragi, chiesto giudizio Messina Denaro. Parla il pentito



“A processo per le stragi di Capaci e Via D’Amelio”. I pm di Caltanissetta hanno chiesto il rinvio a giudizio del boss Matteo Messina Denaro perché considerato uno dei mandanti delle stragi del 1992. Arriva dunque al capolinea l’inchiesta sul presunto ruolo del latitante negli omicidi di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. L’ordinanza di custodia cautelare per Messina Denaro era stata emessa dal gip di Caltanissetta.

Una carriera criminale

Capo della cosca di Castelvetrano, nel trapanese, Messina Denaro è stato killer di fiducia di Riina e Provenzano. Il primo ordine di custodia cautelare per lui arriva nel 1993, per omicidio. Ed è solo l’inizio di una lunga serie di mandati, spiccati durante la sua latitanza ventennale. Messina Denaro fu tra gli organizzatori del rapimento del piccolo Giuseppe Di Matteo, figlio di un collaboratore di giustizia. Il bambino fu strangolato e sciolto nell’acido da Giovanni Brusca nel 1996. Suo padre, Santino Di Matteo, fu il primo pentito che accusò gli esecutori materiali dell’attentato in cui morì Giovanni Falcone. Nell’intervista andata in onda nella puntata di Servizio Pubblico del 24 maggio 2013, il collaboratore di giustizia racconta a Sandro Ruotolo la genesi della strage di Capaci.