Bufalo: ecco chi lo alleva con rispetto per ottenere carne di qualità



Il bufalo è spesso considerato uno scarto di produzione. La gravidanza della bufala può portare alla nascita di nuove femmine da cui ricavare il latte, ma se il figlio è maschio allora diventa un costo secco per l’allevatore che entro una decina di giorni lo manda al macello.
Ma questo accade nella migliore delle ipotesi. Molti allevatori, infatti, non vogliono sostenere il costo di poche decine di euro per lo smaltimento dei bufalini. Così, dopo averli uccisi, li interrano illegalmente nel terreno che circonda gli allevamenti.
Eppure il bufalo può essere considerato una risorsa e non solo un costo. Nella seconda puntata di “Animali come noi” di Giulia Innocenzi dal titolo “Speriamo che sia femmina!” andiamo alla scoperta di una realtà dove il bufalo viene trattato con umanità e la sua carne diventa fonte di guadagno.

L’allevamento del bufalo

In questo allevamento i bufalini vengono lasciati per 8 giorni con la mamma per ricevere il colostro. Si tratta del primo latte, ricco di immunoglobuline di classe A e cellule immunitarie. Anziché essere ucciso dopo un  paio di giorni viene nutrito e accudito fino a 18-24 mesi.
“Esiste lo sbocco per la carne di qualità” raccontano gli allevatori “anche se poi ci si affeziona e mandarli al macello non è facile”. E allora perché più allevatori non seguono questa strada?
“Perché l’accrescimento costa molto. Il bufalino cresce solo 900 grammi al giorno anziché 2,5 kg, come i vitellini. E così si preferisce ucciderlo subito”.