Ammucchiate



AMMUCCHIATE

di Michele Santoro

Vedo che fate fatica a mettere a fuoco i miei ragionamenti. E non perché siano astrusi o cervellotici; semplicemente vi manca il tempo. Una volta eravamo una comunità di persone libere che si confrontavano in maniera approfondita; oggi siamo diventati tutti grillini, renziani o dalemiani o berlusconiani o salvinisti che inveiscono senza pensarci troppo. Credo che siano le attuali condizioni del web a rendere un po’ triste chi, come me, è abituato a ragionare con la propria testa.  Ma ci provo lo stesso, per l’affetto che vi porto, comunque la pensiate, e per non finire nel numero in aumento costante di quelli che si rifugiano nei libri o nelle serie televisive.

Ho scritto che questa legge elettorale è pericolosa e segnerà un’altra battuta d’arresto per il nostro Paese. Non perché farà vincere la destra (il ricambio in una democrazia funzionante è salutare) ma perché, in un modo o nell’altro, porterà al potere un’altra ammucchiata.

D’altra parte ognuno dei protagonisti del dibattito odierno ha la sua ammucchiata nell’armadio. D’Alema che divenne presidente del Consiglio, grazie a Mastella e a Cossiga, senza passare dalle urne. Renzi, uguale, grazie a Alfano e a Verdini. Prodi, con la sua coalizione di partiti e partitini di morti viventi.

Se poi pensiamo ai governi di Berlusconi, il cavaliere ha avuto un unico vero programma politico, l’ammucchiata; e un’unica bussola per scegliersi i compagni di strada: i suoi conflitti d’interesse. Chi li metteva in discussione era fuori.

Se le cose stanno così, perché dovremmo scegliere Berlusconi e buttare giù dalla torre Di Maio? Scalfari, che ha scelto Berlusconi, avrebbe voluto spiegarlo così: “Perché è meglio far governare un paese da un mariuolo, che qualcosa ne sa, piuttosto che da uno che è innocentemente teleguidato dall’alto, come lo era Ambra da Boncompagni in Non è la Rai”.

Ma nonostante il senile disprezzo per l’incoscienza dei molti e la maturata sfiducia nella democrazia, il fondatore di Repubblica non è arrivato ad essere così esplicito. Dunque Travaglio ha potuto opporre alle citazioni di Aristotele e Platone l’efficace filastrocca: come si fa a preferire un evasore fiscale a un incensurato, un corruttore ad un giovane di immacolata concezione, un foraggiatore di prostitute al fidanzato d’Italia?

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E così ci è stato anticipato il motivo conduttore di una campagna elettorale che Matteo Renzi rischia di vivere, grazie all’imbevibile Rosatellum fatto con le uve che il mercato ha scartato, da comprimario e non da quel mattatore che fu. Amen.

Ma che cazzo di ragionamento è farmi scegliere tra Hitler e Di Maio, tra Stalin e Di Maio, tra Jack lo squartatore e Di Maio? Di Maio non ha fatto l’Olocausto, non ha invaso la Polonia, non ha collettivizzato le terre e creato i Gulag, non ha sventrato prostitute. E allora? Nemmeno è riuscito a prendersi una laurea e raggiunge il congiuntivo come Achille raggiungeva la tartaruga nel paradosso di Zenone. Non ha mai evaso le tasse ma non ha mai lavorato. Come faceva ad evaderle? Un killer deve sapere usare un’arma, lui cosa farebbe alle sue vittime, le incravatterebbe? Il nodo è il suo forte, questo lo ammetto.

Ma, scherzi a parte Di Maio Presidente, sarebbe meglio rivedere il gioco della torre rendendolo più vero. Nel nostro futuro ci sono tre governi: Berlusconi con Salvini se prendono la maggioranza alla Camera e al Senato, un governo Renzi con Berlusconi, i Cinque Stelle in minoranza da soli che propongono leggi a chi ci sta, prima in un ramo del parlamento, poi nell’altro, piano piano.

Chi buttate giù? Faccio come Vauro, mi butto giù io. E voi continuate pure a discutere di chi è la colpa (oltre che degli immigrati) e non su che cosa volete veramente si faccia. In attesa che il meglio arrivi dopo i risultati elettorali, proverò a lanciare qualche sasso di proposta nel vostro stagno. Come vedete, non mi arrendo. Un’ultima cosa: Di Maio, in mezzo a tutto questo casino, candidamente ci informa che suo padre sapeva bene chi gettare giù dalla torre, votava Berlusconi. E Di Maio? Lo strattonava? Gli urlava di non farlo? Si sdraiava davanti all’uscio per non farlo votare? Oppure lo accompagnava amorevolmente al seggio, e visto che c’era…