Strage di Capaci, nei reperti il Dna di una donna



C’era anche una donna nel commando che preparò la strage di Capaci? Un’indagine riservatissima della procura di Caltanissetta sui mandanti occulti dell’eccidio del 23 maggio ’92, starebbe finalmente prendendo in considerazione una perizia del 2013 – a lungo ignorata dai magistrati – che ha riscontrato tracce di Dna femminile su alcuni reperti ritrovati a 63 metri dal luogo dell’esplosione.

Reperti Strage di Capaci: l’inchiesta

Ma andiamo per ordine. La partecipazione di una donna agli attentati terroristico-mafiosi che insanguinarono l’Italia in quegli anni non è una novità. Anzi. Già nell’ottobre 2014 Servizio Pubblico mostrò in esclusiva l’identikit di una donna bionda che due diversi testimoni videro sui luoghi delle stragi del ’93. L’identikit era allegato a una relazione riservata del Cesis, il comitato esecutivo per i servizi di informazione e sicurezza. Pochi minuti prima dell’esplosione di via Palestro, a Milano, nel luglio 1993. Un testimone la vide scendere da un’auto parcheggiata contromano. E ripartire di corsa su un’altra vettura con due uomini a bordo. Una donna dai lunghi capelli biondi, di circa 25 anni di età. Una descrizione molto dettagliata, e non è l’unica. Una “donna bionda con i capelli lunghi” era stata vista il 14 maggio ’93 anche in via Fauro, a Roma, pochi minuti prima dell’attentato a Maurizio Costanzo.

 

Spunti investigativi ridotti nel tempo a semplici suggestioni e mai approfonditi nelle aule giudiziarie. Fino a quando, l’anno scorso, il collaboratore di giustizia Consolato Villani, esecutore degli attentati contro i carabinieri del 1993-’94 a Reggio Calabria, ritira in ballo con l’antimafia la bionda delle stragi. Villani, braccio destro del pentito Nino Lo Giudice, detto “il nano”, mette a verbale le confidenze che proprio “il nano” gli avrebbe fatto. a proposito di un uomo “brutto, col viso deformato”, e di una donna legati ai servizi segreti. “Mi disse che avevano partecipato all’organizzazione delle stragi di Capaci e via D’Amelio”. Tra il 2006 e il 2008 Villani accompagna più volte Lo Giudice a Reggio Calabria ad alcuni appuntamenti nella profumeria di Antonio Cortese, accusato di essere l’armiere della cosca. In una occasione Villani vede l’uomo e la donna. Il primo corrisponderebbe alle sembianze di Giovanni Aiello, il fantomatico “faccia di mostro” morto l’estate scorsa. Lei invece, è una donna “carina di corporatura normale” con i “capelli castano chiari lisci, lunghi fino alle spalle”. Villani li avrebbe anche riconosciuti in foto. Su questa figura femminile ha detto la sua anche Lo Giudice: “Una guerrigliera, addestrata militarmente a Capo Marraggiu, perfino più pericolosa dell’uomo”. Il nome della donna sarebbe contenuto anche in un documento riservato del Viminale con l’elenco dei componenti di Gladio, ma mai reso noto.

 

Reperti Strage di Capaci: il doppio livello

Oggi al centro delle nuove analisi sulla strage di Capaci ci sono i “Reperti 4 a” e “Reperto 4 b”: due guanti di lattice ritrovati a 63 metri dal luogo dell’esplosione lungo l’autostrada A29 insieme a una torcia e un tubo di mastice. I magistrati della Procura di Caltanissetta, che conducono le indagini sulla strage, li hanno affidati a uno dei maggiori esperti del settore, la professoressa Nicoletta Resta, docente di genetica medica dell’università di Bari. Dai guanti in lattice il perito ha estrapolato i codici genetici “di almeno altri tre individui dove però la componente femminile attribuibile a un o più soggetti di sesso femminile risulta essere maggiormente rappresentata”. La perizia è stata consegnata nel 2013. Cinque anni dopo, forse, potrebbe fornire nuovi sviluppi investigativi. Accertare la presenza di una donna sul teatro delle stragi – una donna di Gladio – darebbe corpo non solo alla tesi di un “doppio cantiere” a Capaci (uno mafioso e uno terroristico) ma fornirebbe anche un formidabile riscontro all’ipotesi che quelle del ’92-’93 non furono (solo) stragi di mafia.

Roberta Benvenuto