Boschi e sottoboschi: il caso Banca Etruria



Boschi e sottoboschi

di Gianni Dragoni

Cosa faceva esattamente Pier Luigi Boschi nel consiglio di amministrazione di Banca Etruria? Pier Luigi Boschi, il padre di Maria Elena, l’ex ministro, ora sottosegretaria alla Presidenza, si difende dalle accuse per il fallimento della banca dicendo: “Non avevo nessuna delega operativa”. Ma se non aveva nessuna delega, cosa faceva esattamente papà Boschi in Banca Etruria?

Il procuratore di Arezzo, Roberto Rossi, ha detto che papà Boschi “non era nella banca” quando il consiglio di Etruria ha approvato la maggior parte delle delibere su prestiti superiori a 500mila euro dati senza garanzie, soldi che non sono stati restituiti e sono diventati sofferenze. Queste delibere – secondo il pm Rossi – sono concentrate tra il 2008 e il 2010.

Infatti Boschi, che è un notabile della provincia di Arezzo, è stato presidente della Confagricoltura di Arezzo e dirigente della Coldiretti, è diventato consigliere di Etruria soltanto nell’aprile 2011. E il procuratore Rossi ha anche detto che dal 2011 in poi i prestiti sopra i 500mila euro diventati sofferenze “sono solo 17” e che Boschi non ha partecipato a queste delibere. Per questo Boschi non è stato rinviato a giudizio per la bancarotta.

Allora, se non partecipava alle delibere del consiglio, cosa faceva papà Boschi in Banca Etruria? Per esempio si era accorto del falso in prospetto per cui adesso è indagato? E’ accusato, con altri ex consiglieri, di non aver dato ai risparmiatori tutte le informazioni sui rischi quando Banca Etruria nel 2013 ha venduto le obbligazioni subordinate. Titoli ad alto rischio, ma sono stati venduti come bond a basso rischio. Quando la banca è andata a gambe all’aria, nel novembre 2015, chi le aveva comprate ha perso tutti i soldi.

La Consob ha fatto una multa a Boschi di 120mila euro e indaga la Procura. Boschi si è difeso dicendo che le strutture interne non avevano avvertito il consiglio che ci fossero problemi e di non aver partecipato alle riunioni in cui erano stati esaminati i rilievi della Banca d’Italia.

LEGGI ANCHE > La bufala degli 88 miliardi di spesa per le pensioni

Allora cosa faceva esattamente papà Boschi in Banca Etruria? Di sicuro nel marzo 2014 Pier Luigi Boschi ha incontrato a casa sua il direttore generale di Veneto Banca, Vincenzo Consoli. C’era anche sua figlia, Maria Elena, da poco diventata ministro nel governo Renzi.

La Banca d’Italia voleva che Etruria venisse venduta a una banca più forte, l’unico possibile salvatore era la Popolare di Vicenza, che era in pista per assorbire anche Veneto Banca. Ma Etruria non voleva fondersi con la Vicenza di Gianni Zonin, perché i notabili locali avrebbero perso autonomia. E anche la Vicenza, ha detto il procuratore di Arezzo, aveva dei problemi “simili a Etruria”.

E faceva anche altro papà Boschi in Banca Etruria? Nel maggio 2014 Boschi è stato nominato vicepresidente della banca.

Un’altra cosa sicura è che ha cercato di trovare un direttore generale per aiutare la banca a risollevarsi. Attraverso un intermediario che dice di essere massone, Pier Luigi Boschi ha incontrato a Roma Flavio Carboni, che ha avuto rapporti con il capo della loggia P2, Licio Gelli, ed è stato condannato per concorso in bancarotta del Banco Ambrosiano di Roberto Calvi. Carboni ha suggerito il nome di Fabio Arpe, ma non se ne è fatto nulla.

Nel gennaio 2015 il governo Renzi ha approvato la riforma delle Popolari, con la quale anche Etruria dovrebbe trasformarsi in società per azioni. Dieci giorni dopo il direttore generale di Veneto Banca, Consoli, ha telefonato a papà Boschi, intercettato. A una domanda Boschi ha risposto: “Ne parlo con mia figlia, col presidente domani e ci si sente in serata”.

Ma non è servito a niente. Etruria cercava un salvatore, ma Boschi non lo ha trovato. Una settimana dopo la banca è stata commissariata dalla Banca d’Italia. Allora, come consigliere non ha fatto nulla, come facilitatore nemmeno: che se ne faceva Banca Etruria di uno come papà Boschi?