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Santoro: Berlusconi? Una malattia per tutti
La Stampa, 30 Aprile 2004
... abusato dalla Cdl, che il Listone considera fra i temi forti della sua campagna. Lilli Gruber, altro cavallo messo in pista dal Triciclo su questo fronte, non c’è. Ufficialmente bloccata dallo sciopero degli aerei. Così Santoro ha campo libero e, naturalmente, ringraziati i leader della candidatura di cui si dice «lusingato», non può fare a meno di partire dalla sua vicenda. «Berlusconi si è sempre vantato di non aver mai soppresso un’azienda. E’ un’altra delle sue bugie, perché noi eravamo un’azienda, un giornale con tanti collaboratori che aveva 15 anni di vita ed è stato chiuso quando lui è diventato presidente del Consiglio». Oggi, secondo l’ex conduttore, che da un anno e mezzo gira per l’Italia riempiendo teatri, «l’offerta televisiva si è impoverita e appiattita, sono stati cancellati valori come quelli di una sana competizione fra i programmi, e in tutto questo l’unico che ci guadagna è Berlusconi che presenta bilanci positivi per la sua azienda». Insomma «ora la libertà è conculcata» e Santoro assicura che «darà una mano fino a quando non saremo usciti dalla malattia in cui siamo precipitati». Dopo di che potrà pensare di tornare al suo lavoro che afferma di amare più di ogni altra cosa. La presentazione di Santoro (e dell’assente Gruber) coincide con l’approvazione definitiva al Senato della legge Gasparri, che diventa inevitabilmente uno degli argomenti clou. Fassino ricorda i numeri del conflitto di interessi mediatico: «Berlusconi controlla il 50% del mercato televisivo, è proprietario della società che controlla il 75% della pubblicità, linfa dell’intero sistema, e della più grande casa editrice che a sua volta controlla un grande settimanale, ed è proprietario di due quotidiani. Una posizione dominante accentuata dal fatto che Berlusconi è il presidente del Consiglio, e in quanto tale, per usare un eufemismo, controlla la Rai e la Sipra». Una situazione «paradossale» che la legge Gasparri «aggraverà ulteriormente». Una «anomalia unica in Europa», denunciata dal recente pronunciamento del Parlamento europeo, ricorda Rutelli, che in quella vicenda si è impegnato in prima persona. Il leader della Margherita tiene a chiarire tre cose. Il Parlamento europeo ha adottato una risoluzione di sistema sul pluralismo dei media che «è solo il primo atto di una battaglia che continuerà, perché è la più importante battaglia democratica del XXI secolo». Per quanto riguarda la Rai, «deve essere chiaro che, ove venisse meno il presidente di garanzia, il cda non esisterebbe più». Infine un monito all’Autorità di Cheli, che oggi si pronuncerà sulle posizioni dominanti di Mediaset e Rai, alla fine di un’istruttoria durata sei anni. «Ci aspettiamo conclusioni certe e trasparenti», avvisa Rutelli. Contro la Gasparri si esprime anche Luciana Sbarbati. In particolare per i suoi effetti sulla Rai: «E’ cosa molto grave che la maggioranza del cda venga determinata mediante la nomina dei consiglieri fatta dalla maggioranza parlamentare e dal governo. Voglio ricordare - aggiunge l’esponente repubblicana - che dal 1974 a oggi i governi non avevano più nominato i membri del cda Rai». Come dire che si torna a una situazione simile a quella precedente alla riforma del 1975, come del resto sta accadendo anche con il nuovo accentramento dell’azienda sotto la direzione generale.
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