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A SPASSO CON L’ASPIRANTE EURODEPUTATO NEL REGNO DI BASSOLINO
La vendetta elettorale di Michele di Montecristo
«Cacciate Berlusconi e rivedrete Santoro in tv»
«Al giornalismo televisivo manca uno come me: Floris conduce alla Vespa, Lerner è come Costanzo»
di Stefano Cappellini
Il Riformista 1 Giugn0 2004
... che si concentra tutta in una domanda e una risposta. La gente gli chiede una cosa sola: «Ma quando torna in televisione? ». E lui: «Cacciate Berlusconi, rivedrete Santoro».
L’opposto di Lerner.
Il tour elettorale di Santoro per la Campania comincia il giorno dopo il suo ritorno sugli schermi Rai, ospite di Ballarò. In autostrada verso
Napoli il telefonino trilla di continuo. Sono congratulazioni. Lo chiama Freccero, lo chiama il pupillo
Formigli. Ma a tranquillizzarlo sulla riuscita della performance è solo la voce di Sandro Ruotolo,
il cui baffo è l’unico confine accertato dell’ego di Santoro: «In queste elezioni - dice il candidato - io sono solo l’uomo immagine, il segretario politico è Ruotolo». Finita la processione al telefono, resta solo il dubbio sui dati d’ascolto: «Secondo me abbiamo fatto tre e sei». Un paio d’ore dopo arriva l’Auditel: tre e sei. I numeri del ritorno sono buoni, ma Santoro pensa a ben altro ritorno in tv, quello con la maiuscola, quello della definitiva rivincita su Sofia e l’editto del Cavaliere. Punta a Strasburgo, ma studia da Montecristo: «Al giornalismo televisivo - dice - manca uno come me. Floris conduce alla Vespa, più dibattito che racconto. Lerner è invece come Costanzo,puro talk-show. E io,da un punto di vista comunicativo, sono l’opposto di Lerner. Mi duole dirlo, ma la trasmissione migliore è quella di Ferrara. Socci? Il monoscopio è più elettrizzante di lui. Lo volevano mandare a dirigere la scuola di giornalismo di Perugia. Socci. Poi dice che l’Annunziata si è dimessa. Ed è tutto dire, perché Lucia è una che prima di mandare a quel paese qualcuno ci pensa non fino a dieci, ma fino a mille». Da Ferrara si passa al Foglio:«A Napoli mi hanno presentato la famosa Guia Soncini, quella che scriveva che non ero bello. Dico, da che pulpito». L’obiezione dei nemici è già pronta: prima finto giornalista che faceva politica, ora finto politico che vuol solo tornare a fare il giornalista. Lui non si nasconde: «Impiegare
il mio talento per un posto alle europee non è il massimo della vita,ma è un primo modo per uscire alla condizione in cui qualcuno credeva di avermi confinato.Erano convinti di avermi chiuso in una stanza e
buttato la chiave. Io intanto esco. E se vado a Strasburgo è per impegnarmi fino in fondo. Il mestiere di parlamentare europeo è abbastanza noioso di suo per pensare che io vada lì a riscaldare lo scranno. Non sono tipo da cimitero degli elefanti». Non solo Santoro non lascia (il giornalismo), ma è pronto a raddoppiare: «È chiaro che quando sarà possibile tornerò a fare tv. Ma fra due anni ci sono anche le politiche...».
Monnezza.
Dell’emergenza rifiuti non si parla più molto,ma i sacchi sono dov’erano
prima. Lungo alcune provinciali i cumuli di monnezza fanno da guard-rail.A Giugliano ci sono i blocchi contro la minaccia di una discarica.L’aria è tesa.A placare gli animi è arrivato uno degli uomini di Bassolino, Andrea Cozzolino, presidente della commissione Bilancio della Regione.Da queste parti comiziare contro il governo non è semplice come altrove, perché qui non governa solo Berlusconi, governa pure ’o sindaco. Il bassolinismo vacilla. Cozzolino tampona. Santoro promette: «Il problema
dei rifiuti si può risolvere». Cozzolino torna sul tema principale: «Santoro è sì candidato indipendente, ma è uomo di parte e lo ha dimostrato svolgendo la sua professione ». Dagli amici mi guardi Iddio.
Enfant du pays.
Dove va va, l’arrivo di Santoro è festa cittadina, consumata secondo la miglior ritualità meridionale, mezzo matrimonio, mezzo recita di paese. Lui, nato a Salerno, sente di giocare in casa. Arriva all’università e subito gioca il jolly davanti agli studenti:«Mi emoziona tornare in quest’università dove ero matricola K69 e sono stato uno dei primi a laurearmi». Gira per Pugliano, il mercato dell’usato di Ercolano, e ai bancarellari racconta: «Io qui ci venivo con mio zio, che lavorava tessuti e li esportava in tutto in tutto il mondo. Sono uno che ha cominciato a lavorare a sei anni». I segretari di sezione ds lo accolgono in gessato nero sotto il sole delle due, le signore se lo abbracciano e
se lo baciano, i candidati locali, a Napoli e Salerno si vota pure per la provincia, lo portano a braccetto per le strade e trionfali annunciano alla folla:«Guardate, guardate chi v’ho portato». Durante i pranzi
elettorali, a scadenza fissa c’è qualcuno che si alza in piedi come in un banchetto nuziale e lancia la claque: «Evviva Michele! ». A Pozzuoli, davanti a mille persone che gremiscono il maxi-ristorante Castello dei barbari, salta fuori la bambina che legge la filastrocca su Berlusconi scurnacchiato. Al
santuario della Madonna dell’Arco, a Sant’Anastasia, i ragazzini del paese si sono preparati le domande («Perché hanno messo Sorci al posto vostro?») e le declamano col tono cantilenante di chi ha imparato a memoria una formula astrusa. Lui ai ragazzini la guerra la spiega così:«Berlusconi non è andato in Iraq per spirito guerriero. No, lui c’è andato per mettersi dalla parte del più forte, pensando di stare al posto giusto nel momento giusto. Come Sordi nella Grande guerra, quando si guadagna a gomitate
il primo posto nella fila per il rancio, alza le mani e urla: “Fermi tutti, stiamo bene così”. Berlusconi ha fatto lo stesso. Per farsi ubbidire,Bush non ha bisogno di chiamarlo per nome, non lo chiama nemmeno
Ugo, come avrebbe detto Troisi, no, gli basta schioccare le dita».Applausi.Risate. Lui si congeda dall’uditorio e si compiace: «Io lo sento il polso del pubblico». Poi, sottobraccio al parroco del santuario, si fa un giro per il museo degli ex voto e lascia un messaggio sul registro dei visitatori: «Qui
ho ritrovato qualcosa che avevo perso.Tracce. Ricordi. Strane circostanze. Tornerò per capire meglio, per seguire altri possibili percorsi ».Un quarto d’ora dopo è a Nola, accolto in piazza dalle casse che sparano le note arrabbiate di Bella Ciao in versione Modena City Ramblers, la colonna sonora con cui i ragazzi della Sinistra giovanile si premurano di accoglierlo tappa dopo tappa. Sono i compagni di base, come Liborio, un vita all’Italsider, ad accompagnarlo per le vie di Bagnoli. Un uomo in bicicletta si
avvicina alla pattuglia: «State pure voi con Santoro? Eh,quello è sangue nostro,comunista, figlio di ferroviere». La gente si prende confidenza: «Miché, da quando non lavorate avete messo la pancetta, vi siete dato ai bagordi,eh?». Oppure:«Miché, in televisione sembrate cchiù vecchio, io vo’ pozzo dicere, pecché so’ democratico». Addirittura i Ds di Bellizzi hanno organizzato la carrambata. Ad aspettare Santoro davanti alla sezione, sulla via principale del paese, c’è un suo vecchio professore di liceo. Immaginate Santoro in piedi su una panchina di Bellizzi e a fianco a lui un omino mingherlino che con la voce strozzata e gli occhi umidi ricorda del giovane Michele, «spirito indocile ma libero». Più tardi Santoro conferma che lo show non era taroccato: «Me lo ricordo quel prof. Era un supplente. Gliene abbiamo combinate di tutti i colori. Lo scherzo funzionava così: arrivava uno studente dalle altre classi, attaccava briga e scoppiava una finta rissa.A quel punto il professore arrivava a dividere e le beccava
per davvero». Quindi il prof di Bellizzi… «Le ha prese, le ha prese pure lui».
Ve lo do io il listone.
In piazza a Somma Vesuviana compare Mimmo Pinto, storico leader dei disoccupati napoletani, con un curriculum che comprende Lotta Continua, i radicali, Forza Italia. Ora sta coi Ds, «perché D’Alema è l’unico credibile e Bertinotti fa solo demagogia». Pinto dice che si sta dando molto da fare per Michele, anche perché di tricicli se ne intende: «Nel 1976 facemmo il listone a tre Pdup-Avangaurdia operaia-
Lotta continua e io fui eletto in Parlamento. Ah, quelli sì che erano bei tempi…».
Quasi un idolo.
Nell’ultima intervista rilasciata alla Stampa Santoro riconosce: «Non sono modesto». A frequentarlo si può confermare: non è modesto. Racconta: «Da studente non è che ero uno dei leader. Ero il leader. In proporzione ero più popolare quando dirigevo il movimento studentesco a Salerno che da conduttore televisivo. Sono stato il punto di riferimento di una generazione. Ho allevato generazioni di sindacalisti». Sul lungomare di Salerno qualcuno ricorda: qui è dove le Br hanno ammazzato il procuratore capo Nicola Giacumbi. A mezza bocca Santoro commenta: «Il killer lo conoscevo, era un mio ex adepto ». Ernesto Scelza è l’animatore del comitato elettorale nella città natia del candidato.
Suo l’amarcord: «Con Michele fondammo il movimento 23 agosto, dal giorno del 1968 in cui ci riunimmo per la prima volta. Eravamo stati tutta l’estate a seguire il maggio parigino. E noi facemmo l’agosto salernitano ». Tra i supporter del candidato c’è anche Isaia Sales, spin-doctor bassoliniano: «Conosco Michele da quando era funzionario del Pci. Su una sua carriera politica non avrei mai scommesso, perché è uno che non sa cosa sia la mediazione. Se ne andò dal Pci perché litigava con tutti». Santoro, del partito, rimpiange l’ordine di un tempo: «Vabbè che l’ultima volta che mi sono mosso nel partito c’era ancora Berlinguer, ma io ricordo che se qualcuno portava materiale elettorale fuori dai confini assegnati gli tagliavano le mani. Oggi è l’anarchia. Ci vorrebbe una sana via di mezzo». Dei leader di oggi dice:«Fassino è uno che cresce sempre più nell’opinione della gente. Con D’Alema c’è sempre stato un rapporto di amoreodio. Lo vedo pronto per un grande incarico istituzionale». Squilla il telefonino. È uno dei precari dell’Ilva di Corigliano, di cui si occupò una famosa puntata di Sciuscià sull’articolo 18. Chiede materiali: santini, depliant, manifesti. Santoro si scioglie: «La classe operaia è la classe operaia. Io davanti alla classe operaia mi inchino». Manco a farlo apposta, all’ultimo minuto finisce in agenda una visita in una lavanderia industriale dalle parti di Pontecagnano. Le operaie sono intimidite da cotanta presenza. Quindi una prende coraggio e
si fa avanti: «Fate cose buone, fate prosperare gli imprenditori, così possiamo prosperare pure noi». A quel punto avanzano pure le altre: «Per noi voi siete quasi un idolo». E soprattutto: «Ma quando tornate in televisione?».
Armi di massa.
Registrazione di un faccia a faccia elettorale su Canale 8. L’antagonista di Santoro è Generoso Andria, patron del festival del cinema per ragazzi di Giffoni ed europarlamentare uscente di Forza Italia. Si parla di Iraq. Andria gioca in difesa: «Le armi di massa non
le hanno trovate perché sono state spostate dall’Iraq, e comunque l’arma di massa era Saddam stesso». Geniale. Arriva il momento dell’appello di voto. Santoro in trenta secondi cita la pace, la guerra, i giovani, il futuro migliore. Memorabile l’appello di Andria: «Se mi voterete continuerò a fare
quello che ho fatto finora, a difesa dei mercati finanziari e del tabacco». Santoro, all’uscita degli studi: «Me l’avessero raccontato un anno fa, non ci avrei creduto». Michele dove. Per un’altra tv locale il
candidato si fa intervistare pure da Luigi Necco da Napoli, che lo sfruculia: «Sono curioso di sapere cosa farai quando ti sarà possibile tornare in Rai. Tornerai a Roma o resterai a Bruxelles?». E lui:«Non smetterò di fare il giornalista». Qualche ora prima, a Pomigliano d’Arco, due paesani conversavano
amabilmente sulla questione: «Peppì, t’o dico io, si ’o mannammo a Brùssels, a Santoro nunn ’o verimmo cchiù».
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