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Michele Santoro
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  Michele Santoro
 
 
 
 
 
 
 

 

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La lettera
Il mio nome è Michele Santoro. Di mestiere faccio il giornalista. Per molti di voi sono una persona di casa. Mi avete fatto entrare nei vostri salotti anche quando non eravate d’accordo con me. Durante le mie trasmissioni avete gioito, dissentito, urlato, pianto e qualche volta avete riso. Spesso siete dovuti intervenire in mia difesa. Perché l’informazione si sa, dà sempre fastidio al potere, qualunque sia il colore di chi comanda. Insomma mi conoscete: sapete che sono uno che se fa una cosa ci crede e va fino in fondo, senza guardare in faccia nessuno. Ma nemmeno chi mi è più affezionato può immaginare cosa abbia significato per me vedere morire Sciuscià, disperdere il mio gruppo di lavoro, distruggere il patrimonio professionale ed economico che rappresentava. Ho deciso di battermi. Dovunque fosse possibile e senza risparmiare energie.
Un’autorevole istituzione americana ha definito l’Italia un paese semilibero; lo ha assimilato alla Turchia per quanto riguarda la libertà di espressione. Un paese normale si sarebbe offeso, avrebbe reagito, avrebbe preteso un’immediata smentita. Il nostro Governo ha fatto finta di niente. In Italia l’uomo più ricco è padrone di tutta la televisione, di quella privata e di quella pubblica. Di conseguenza la politica è semilibera. I cittadini sono semiliberi. Gli imprenditori sono semiliberi.
Non siamo al fascismo. Possiamo riunirci, protestare, fare girotondi e votare per cambiare le cose; ma dobbiamo far presto. Perché la libertà o è completa o non è. O è di tutti o non è.
La televisione rappresenta, sempre di meno, le ragioni di chi è contrario alla guerra, la condizione di chi fa fatica ad arrivare a fine mese, la crisi drammatica del sistema industriale. Mentre si moltiplicano su tutte le reti i programmi spazzatura. Il Paese diventa più povero economicamente e culturalmente.
Io penso di aver capito che se noi siamo arrivati a questo punto non può essere colpa solo di una persona. E’ colpa di chi non ha fatto le leggi che si dovevano fare; è colpa dei giornalisti che non combattono fino in fondo contro la censura. E’ colpa anche mia. Perché quando uno può fare qualcosa deve fare qualcosa. Deve provare a cambiare qualcosa.
Prodi ci ha invitato a costruire una forza più grande, più democratica, più giovane, più aperta, più votata alla libertà. E io ho deciso che toccava anche a me dare un contributo. A me che sono buon amico di Di Pietro e di Rifondazione Comunista, dei Verdi e dei Comunisti Italiani. Prima di tutto dobbiamo costruire insieme una grande unità e smettere di litigare su ogni cosa.
Il mio nome è Michele. I miei valori sono: l’affetto dei familiari, il lavoro, il merito, la competitività e la difesa di ciò che è pubblico. Penso che un ospedale pubblico non debba essere meno efficiente di uno privato, ma debba mettere la cura del malato prima di tutto. La scuola e le università pubbliche non devono insegnare di meno di una scuola privata, ma devono rappresentare un’opportunità per tutti. Così la televisione pubblica deve essere più libera, più rappresentativa di tutte le opinioni.
Mi manca Enzo Biagi, mi manca Daniele Luttazzi, mi manca Sabina Guzzanti. Ma sarò sempre in prima fila a battermi perché tutti possano esprimersi liberamente. Comunque la pensino. Amo la libertà perché tutti possano esprimersi liberamente. Comunque la pensino. Amo la libertà perché è l’ossigeno che aiuta un grande paese a respirare, a mantenersi giovane, ad avere il gusto di grandi sfide. Amo l’Europa. Perché è una nuova frontiera.
La mia nuova strada porta in Europa. L’Europa dei popoli e dei diritti, l’Europa contro la guerra. L’Europa che ha bisogno del Sud e di cui il Sud ha bisogno.
Qualcuno dice che i girotondi si sono fermati a Napoli. Io non la penso così. Se siete d’accordo votate il mio nome al Nord e al Sud. La mia candidatura nella lista Uniti nell’Ulivo può essere uno strumento nelle vostre mani. Può far intravedere che un’altra politica è possibile.
Perciò ho scritto questa lettera. Per chiedere aiuto a ciascuno di voi. Aiutatemi a farla circolare. Fotocopiatela. Speditela ai vostri amici. Mandate un contributo economico al conto corrente del comitato che mi sostiene.

Il mio nome è Michele Santoro. Per gli amici Michele.



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