Chi è Luigi Cesaro, il senatore plurindagato che aiuta il M5S sul condono



Condono Ischia: Giggino ‘a Purpett corre in soccorso del M5S

Divisi dalla politica, uniti dal condono. Luigi Cesaro, il senatore di Forza Italia più noto come Giggin’ a purpett’ (Giggino la polpetta), è stato un volto simbolo della malapolitica in Campania (e non solo) denunciata dal Movimento 5 Stelle. Adesso però Cesaro, insieme a un manipolo di senatori forzisti, corre in soccorso di Di Maio & soci per salvare il condono per Ischia. Ma chi è Luigi Cesaro? Perché il suo appoggio al M5S dovrebbe far gridare allo scandalo? Cinque legislature, amico e sodale di Nicola Cosentino, l’ex sottosegretario del governo Berlusconi finito in carcere per i suoi rapporti con il clan dei casalesi. Cesaro conosce bene le aule di Tribunale. Processato più volte, è tuttora plurindagato per voto di scambio e minaccia aggravata dalla modalità mafiosa. Il senatore Cesaro nella sua lunga carriera è stato anche autista e avvocato di don Raffaele Cutolo, il fondatore della Nuova camorra organizzata.

I rapporti tra Luigi Cesaro e i vertici della Nuova Camorra Organizzata (N.C.O.) sono racchiusi in una frase pronunciata da Raffaele Cutolo: “Cesaro? Faceva il mio autista!”. Claudio Pappaianni e Walter Molino raccontano per Servizio Pubblico nuove e inedite rivelazioni sulle amicizie pericolose del parlamentare Pdl ed ex presidente della Provincia di Napoli.

La storia di Luigi Cesaro

La cronaca del Fatto Quotidiano:

Cutolo apprende dalla ragazza delle difficoltà a trovare un lavoro di Raffaele Cutolo junior, fratello di lei. Il boss le manda a dire di mettersi in contatto con Luigi Cesaro: “Questo, ora, è importantissimo. Io non ci ho mandato mai nessuno, ma è stato il mio avvocato e mi deve tanto. Faceva il mio autista, figurati”. Cesaro era già finito nei guai per i suoi rapporti con i vertici della N.C.O.. Arrestato nel 1984 e condannato un anno dopo a 5 anni di reclusione, veniva assolto in Appello per insufficienza di prove e “per non aver commesso il fatto” in Cassazione, dal Giudice Corrado Carnevale. Tuttavia, venivano stigmatizzati i suoi rapporti con i vertici della N.C.O. Nei procedimenti, inoltre, si parla di “una lettera chiusa da trasmettere a Pasquale Scotti”. Cesaro, per sua stessa ammissione, ricevette la missiva scritta da donna Rosetta Cutolo “da sue emissarie” per consegnarla a Scotti, il capo del gruppo di fuoco della N.C.O. in quei giorni latitante e reggente del clan.