Rifiuti, task force per la Terra dei Fuochi e scontro su inceneritori: il viaggio con il boss Carmine Schiavone



Il governo Lega-M5S va in fiamme sugli inceneritori: per Di Maio sono vintage, per Salvini portano soldi e salute. Intanto in tutta Italia si registra un incremento impressionante di roghi tossici. E non solo al Sud.

Delle drammatiche conseguenze del mancato controllo sul ciclo dei rifiuti in Campania ne avevamo parlato a Servizio Pubblico, in una puntata speciale sulla Terra dei fuochi, dal titolo “Inferno atomico”.

Per 20 anni, tra Napoli e Caserta, sono stati interrati 10 milioni di tonnellate di fusti nocivi. 410 mila camion che hanno fatto su e giù per l’Italia con il loro carico di morte, senza che nessuno li fermasse.

Il pentito Carmine Schiavone ha rivelato i segreti sui veleni che hanno martoriato un territorio e ucciso centinaia di persone. In studio il confronto con le madri delle vittime e con il commissario della Criminalpol Roberto Mancini, che si è ammalato e poi è morto di leucemia, proprio a causa delle attività di indagine sul campo.

Servizio Pubblico ripropone il viaggio tra i rifiuti con Carmine Schiavone, il pentito della Camorra che ha permesso di scoprire i veleni che stanno avvelenando la Campania. Nel reportage l’ex boss mostra i luoghi in cui sono state sepolte tonnellate di scarti industriali, fusti tossici, e persino scorie dalle centrali nucleari della Germania. E riferisce le parole del cugino Cicciariello, il potentissimo caposca Francesco Chiavone, detto Sandokan: “Qui ci stanno uccidendo tutti”.

Carmine Schiavone a Servizio Pubblico

A Sandro Ruotolo l’ex boss ha raccontato in un’intervista esclusiva i traffici del clan, i voti di scambio, il racket dei rifiuti e le guerre di mafia raccontate dal pentito di Camorra. “Sono stato ‘battezzato’ a Milano da Luciano Liggio nel 1974. A Casale non eravamo camorristi, eravamo tutti mafiosi. Era la Cosa Nostra campana. Eravamo 2-3000 affiliati. Ne ho fatti arrestare circa 1500. Spartacus sono io. Nel clan mi occupavo di imprese, costruzioni industriali, terreni agricoli. Ogni mese, negli anni ’80, entravano due miliardi. Poi siamo arrivati a dieci miliardi”. Sui politici locali: “Li avevamo in pugno. Controllavamo dai 70mila ai 100mila voti nella sola provincia di Caserta. E a Napoli pure”. Tra i nomi anche quelli di Cosentino e Cesaro.