Dell’Utri, rigettata la richiesta di sospensione della pena



No alla sospensione della pena per Marcello Dell’Utri. L’ex senatore continuerà a scontare in carcere i sette anni cui è stato condannato per concorso in associazione mafiosa. Ci aveva provato già un anno fa, quando, attraverso i suoi legali, chiese di essere scarcerato per le sue precarie condizioni di salute. Una richiesta rigettata dal Tribunale di sorveglianza di Roma che Marcello Dell’Utri, ex manager di Publitalia ed ex senatore azzurro, ha reiterato nelle scorse settimane.  Dell’Utri soffre di varie patologie, tra cui una cardiopatia, il diabete e adesso anche un tumore. Accusato di rapporti con i clan fino al 1992, Dell’Utri è stato condannato definitivamente nel 2014. Dopo il verdetto è scappato in Libano. Una latitanza lampo finita con l’arresto a Beirut.

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Dell’Utri, rifiutata la richiesta di sospensione della pena

Netti i magistrati romani che, anche sulla scorta della relazione dei loro periti, hanno negato che ci sia un peggioramento del quadro clinico e hanno affermato che le patologie cardiache e oncologiche di cui Dell’Utri soffre “sono sotto controllo farmacologico e non costituiscono aggravamento del suo stato di salute. La terapia può essere effettuata in costanza di detenzione sia in regime ambulatoriale che di ricovero ospedaliero”. Nel provvedimento il tribunale parla dunque di “quadro patologico affrontabile in costanza di regime detentivo”.

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Dopo la decisione del Tribunale di sorveglianza, il senatore ha annunciato, tramite i suoi legali, lo sciopero della fame e delle cure. “Preso atto della decisione del Tribunale che decide di lasciarmi morire in carcere – ha riferito agli avvocati De Federici e Filippi – ho deciso di farlo di mia volonta’ adottando da oggi lo sciopero della terapia e del vitto”.

Dell’Utri, le sue parole a Servizio Pubblico

Sandro Ruotolo aveva intervistato in esclusiva l’ex fondatore di Forza Italia a pochi giorni dall’Appello: “E se anche avessi conosciuto Bontate, Teresi, Cinà e i Graviano quale sarebbe il reato? È tutta una fiction di Ingroia”. “La prescrizione? Sarebbe meglio di niente. E’ chiaro che non mi piacerebbe” – ha detto Dell’Utri in merito al fatto che a metà giugno 2014 la condanna per il reato di concorso esterno in associazione mafiosa sarebbe sepolta – “Ho sentito Berlusconi dopo la condanna, era dispiaciuto. Mi ha detto: Dalla procura di Palermo che ti aspettavi? Forse sono stato io un po’ ingenuo a pensare che le cose potessero andare meglio. Non è un processo, è una sceneggiatura di un romanzo criminale. Solo che non sono io il criminale. Sono tutte costruzioni senza senso, dov’è il reato? Che se ne fa Berlusconi di Cosa Nostra? Mangano è venuto a lavorare ad Arcore e l’ha fatto benissimo”.

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