Conetta, perquisizioni nel centro di accoglienza migranti



Perquisizioni a tappeto nell’hub di accoglienza di Conetta  al centro di una delle inchieste andate in onda nella puntata “Razzisti noi?” di M di Michele Santoro. L’accusa è di associazione per delinquere finalizzata alla frode in pubbliche forniture: la guardia di finanza di Venezia all’alba di giovedì 25 gennaio ha perquisito l’ex base militare riconvertita a centro, sede della cooperativa che lo gestisce e altre società collegate. Al centro delle indagini gli appalti della coop padovana Edeco e le modalità di esecuzione dei contratti per l’accoglienza dei migranti. Non solo. Sotto la lente ci sono anche “i rapporti tra la struttura di accoglienza e gli uffici pubblici deputati al controllo”, ha spiegato il procuratore Bruno Cherchi in una nota. Ed infatti le perquisizioni hanno interessato anche due funzionari della Prefettura di Venezia. L’ipotesi nel loro caso è di rivelazione di segreto d’ufficio. La Procura starebbe inoltre indagando su presunte “soffiate” riguardo l’eventuale imminenza di controlli a sorpresa disposti dalla Prefettura all’interno di Conetta.

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Conetta, il servizio sul centro accoglienza

Nel servizio andato in onda durante la puntata di M, Walter Molino ha ricostruito la storia del centro di Conetta, uno dei più grandi d’Italia. E del suo gestore, Simone Borile, uno dei maggiori operatori del business dell’accoglienza in Veneto indagato insieme alla moglie Sara Felpati, e a Gaetano Battocchio e Annalisa Carraro. I tendoni immensi sono stati tirati su nella ex base militare che originariamente doveva ospitare non più di 500 richiedenti asilo. La struttura, però, è arrivata a contenere anche 1.300 persone, tanto che gli ospiti esasperati dalle pessime condizioni di vita hanno protestato più volte e continuano a farlo. Oggi, dopo le proteste, sono circa 700. Un’ex operatrice racconta a Walter Molino che nel centro si risparmiava su qualsiasi cosa, “dalle cure mediche al corso di italiano, fino all’assistenza legale. Abbiamo trovato ragazzi dopo molto tempo dal loro arrivo ancora sprovvisti di scarpe e giacche”. Per non parlare delle “condizioni igieniche carenti. Spesso manca l’acqua calda e il riscaldamento”.