Scoperta la rete di Matteo Messina Denaro: 22 arresti a Trapani



“Una statua gli devono fare… ci devono mettere allo zio Ciccio e a quello accanto. Quelli sono i santi”. Una vera e propria “venerazione” per Matteo Messina Denaro. E’ quanto emerge dalle intercettazioni della Dda di Palermo, che stamattina ha inferto un duro colpo alle famiglie mafiose del trapanese. Ventidue arresti a Trapani, in collaborazione con i Ros, lo Sco e le Squadre Mobili Trapani e Palermo: una mannaia sugli affiliati di Castelvetrano, Campobello di Mazara e Partanna. Nella rete finiscono anche i cognati del super latitante: Rosario Allegra, marito della sorella Giovanna Messina Denaro, ma soprattutto Gaspare Como, sposato con Bice Maria e nuovo reggente del mandamento di Castelvetrano secondo linea diretta “di sangue” voluta dal capo assoluto.

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Mafia, gli arresti a Trapani

Nell’ordinanza di oltre 800 pagine, molti elementi interessanti: dai nuovi business della cosca (le scommesse e i giochi on line) agli ultimi luoghi visitati dal latitante. Nel 2012 una breve presenza a Marsala, a settembre 2016 risultava fosse appena rientrato dalla Calabria (“Dice che era in Calabria ed è tornato”). Sulla caccia a Messina Denaro, gli affiliati fanno anche ironia, come quando parlano dei giornalisti (“dicono che è morto”… “a barzelletta è andata a finire”), mentre sono spietati con chi osa criticare su Facebook la figura di Riina, appena deceduto (prima il dolore per la morte: “Ce ne vorrebbero altri quattro o cinque come lui”… e poi, al povero commentatore: “Minchia appena lo vedo lo battezzo, gli dico: vedi di tenerteli per te i commenti del cazzo”). Una mafia ancora spietata e inquietante, quella che esce fuori dalle conversazioni degli uomini d’onore, che commentano a distanza di 22 anni, il truce omicidio del piccolo Giuseppe Di Matteo, che nel 1996 fu ammazzato e poi sciolto nell’acido per dare una terribile lezione a suo padre Santino, che aveva iniziato a fare i nomi di mandanti ed esecutori delle stragi.