Popolare Vicenza, Ugone: “Per i risparmiatori rivendico diritto all’ignoranza”



Luigi Ugone, presidente dell’associazione di risparmiatori “Noi che credevamo in Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca, interviene nella puntata di M dal titolo “Bancarotta”: “Qui c’è una rottura del patto sociale. Rivendico la mia ignoranza: quelle azioni le ho comprate in banca, non al bar. Quando vado in ospedale non voglio informarmi sulla mia malattia perché voglio fidarmi del primario. È l’idea che vuole venderci questa politica, che devo preoccuparmi delle crepe del ponte perché se crolla è colpa mia. Questo Paese deve essere garantista ma non con gli Zonin, i Consoli. Bisogna essere ignoranti, e pretendere giustizia”.

FOCUS: POPOLARE DI VICENZA, AL VIA IL PROCESSO

Dopo una lunga fase di incertezza si è aperto il maxi processo sul crack della Banca Popolare di Vicenza, considerato il più grande mai celebrato fino ad oggi in Italia relativo a reati bancari. Sul banco degli imputati saliranno i vertici della banca, a partire dal dominus Gianni Zonin, per 19 anni consecutivi presidente dell’istituto di credito berico, fino agli ex vicedirettori Emanuele Giustini e Paolo Marin, l’ex dg Andrea Piazzetta e l’imprenditore Giuseppe Zigliotto, già presidente della Confidustria locale e consigliere di amministrazione della BpVi. Le accuse sono di aggiotaggio, ostacolo alla vigilanza di Bankitalia e Consob e falso in prospetto. I pm, chiedendo il rinvio a giudizio per gli imputati, avevano sottolineato che Zonin non può essere considerato “un inconsapevole pensionato perché era perfettamente a conoscenza di quello che avveniva in banca. Si comportava come un amministratore delegato e tanti suoi amici  hanno compiuto operazioni baciate”. Il legali del “grande vignaiolo” hanno invece più volte ribadito che non i pm non hanno nessuna prova concreta in grado di reggere in un dibattimento visto che i veri responsabili del crack “sono fuori dal processo”, con riferimento agli ex dg della banca che avrebbero agito senza informare Zonin delle operazioni spericolate che nel tempo hanno eroso il capitale della Popolare fino a portarla al collasso. Nelle scorse settimane avevano richiesto il trasferimento del processo a Trento per legittimo sospetto, ma la Cassazione ha respinto la richiesta confermando la sede vicentina, anche se all’orizzonte si profila un trasferimento nell’aula bunker del tribunale di Mestre visto lo sterminato numero di parti civili che intendono assistere alle udienze. Sono infatti 6000 i soggetti costituitisi parte civile nel processo, fra cui spicca il Comune di Vicenza che chiede un doppio risarcimento, come azionista della banca e per il danno non patrimoniale causato alla città. Fuori dal tribunale sono stati circa in 300 a manifestare e il presidente dell’associazione “Noi che credevamo in BPVI” Luigi Ugone ha sottolineato l’importanza della giornata: “Possiamo dire che siamo qui con orgoglio, perché la Cupola che governava la banca ci aveva fatto pensare che non si sarebbe arrivati a dibattimento”.
La prossima udienza è prevista per il 15 dicembre.