Pil, Di Maio in guerra sulle cifre: la Commissione taglia stime sul Pil allo 0,2%



Luigi Di Maio, appena due mesi fa, non aveva usato giri di parole per attaccare Bankitalia dopo la diffusione delle nuove stime sulla crescita del Pil per il 2019, colpite da una brutale sforbiciata. Il vicepremier aveva bollato come “apocalittiche” le previsioni di crescita inchiodate allo 0,6%, mettendo in dubbio l’attendibilità dei numeri diffusi da via Nazionale. “Non è la prima volta che si rilevano infondate. Sono diversi anni che Bankitalia non ci prende” aveva attaccato Di Maio, aggiungendo poi, piccato, che “quando c’erano quelli di prima facevano stime al rialzo, ora al ribasso” e confermando le previsioni di crescita del governo superiori all’1%, anche grazie al varo del reddito di cittadinanza.
Oggi, tuttavia, il governo ha dovuto parare un nuovo fendente, questa volta in arrivo da Bruxelles, dove la Commissione europea ha tagliato le stime di crescita del Pil italiano per il 2019 a un misero 0,2%, un punto secco in meno  di quanto previsto in autunno dalla stessa Commissione (1,2%) e cinque volte meno di quanto stimato più prudentemente, dal governo in dicembre (+1%).

A pesare sul taglio delle stime – si legge nel documento diffuso dalla Commissione – è  “un rallentamento peggiore del previsto nel 2018, l’incertezza di policy globale e domestica e una prospettiva di investimenti molto meno favorevole”. Anche il giudizio sul reddito di cittadinanza è molto critico: considerato un provvedimento “marginale” , secondo la Commissione “non avrà grande peso sull’evoluzione dei consumi privati”, che se sosterranno  il Pil sarà grazie “all’aumento del reddito disponibile dovuto ai prezzi del petrolio più bassi”. Il vicepresidente della Commissione, Valdis Dombrovskis, commentando le nuove previsioni di Bruxelles ha sottolineato la necessità di riforme strutturali e “un’azione decisa per ridurre il debito pubblico elevato”.

Le reazioni del governo

Il governo respinge compatto le previsioni di Bruxelles, percepite più come foschi vaticini che non proiezioni basate su modelli matematici. “Sono fiducioso su ciò che facciamo e dico a tutti di stare tranquilli e andare avanti. Noi confermiamo le nostre valutazioni di crescita” ha detto il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte da Beirut, mentre il ministro Tria, più cautamente, ha preferito rimarcare che si tratta di “una stima preliminare che segnala una fase di cosiddetta recessione tecnica”.

E Di Maio? Dopo aver respinto al mittente l’attacco dell’FMI sulla sua creatura prediletta, il reddito di cittadinanza, ha detto di non voler cedere “al racconto catastrofista che si sta facendo dell’Italia”. Sull’attendibilità delle stime della Commissione, tuttavia, non si è pronunciato. Così abbiamo provato a mettere a confronto le previsioni invernali di Bruxelles, elaborate dal 2013 al 2018,  e i dati effettivi del Pil a fine anno. Giudicate voi.