L’Occhio digitale di Marco Mele. Prima puntata: “Vendesi torri”



L’avvento del 5G  si prepara a rivoluzionare il panorama italiano delle telecomunicazioni. In futuro tutto passerà attraverso la rete ultraveloce, anche la televisione. La corsa alle “torri” è già partita e c’è già chi è in pole position: Mediaset ha già guadagnato 500 milioni. Ci spiega tutto Marco Mele nella rubrica “L’occhio digitale”.

Che cos’è il 5G

Il 5 g è una connessione ultra-veloce, di quinta generazione, in grado di mettere in dialogo tra loro smartphone e altri dispositivi intelligenti anche in assenza del wi-fi, a una velocità da 50 a 100 volte superiore rispetto a quelle delle attuali rete 4G. In futuro tutto passerà attraverso il 5g, anche la televisione. Per funzionare al meglio consentendo a molteplici dispositivi di collegarsi alla rete, il 5G avrà bisogno di un ampio spettro di frequenze radio al momento, in Italia, letteralmente “cannibalizzato” dalle emittenti televisive private. Per questo l’Europa ha dato tempo fino al 2022 al nostro Paese per “liberare” parte dello spazio occupato.

Telecomunicazioni: il caso italiano

Diceva un commissario europeo che lo spettro elettromagnetico è il petrolio del XXI Secolo. Lo spettro elettromagnetico è l’insieme delle frequenze su cui passa una parte rilevante della comunicazione mondiale: internet in mobilità, televisioni e radio. Le frequenze sono in tutto il mondo patrimonio pubblico. In Italia nei fatti no: sono state occupate nella seconda metà degli anni Settanta da soggetti privati senza alcuna autorizzazione.

Sui nostri monti si sono moltiplicati i tralicci e le antenne di trasmissione. Mentre, altra anomalia, l’Italia non realizzava reti via cavo. Un Far West, legittimato da ben tre leggi le quali alla fine stabilirono che le frequenze restavano in uso di chi le aveva occupate. Lo stesso gruppo produttore e proprietario dei programmi trasmessi divenne anche proprietario della rete, degli impianti e delle frequenze su cui vengono trasmessi. In altri paesi europei a gestire la rete di trasmissione è un soggetto terzo, indipendente, che non fa televisione.

Cosa è cambiato con il digitale

L’avvento del digitale ha cominciato a cambiare le cose. Prima sono nati gli operatori di rete e i fornitori di contenuti, due figure dai mestieri differenti, anche se ancora controllate dallo stesso proprietario. Adesso è pronto il 5G che promette di modificare la nostra vita e l’economia mondiale mettendo in connessione ad alta velocità persone, auto, elettrodomestici, sistemi di controllo e di rilevazione.

Cosa c’entra con le frequenze televisive? Una rete 5G ha bisogno di quelle frequenze per funzionare. Perciò l’Unione europea ha approvato un piano per liberare dalle televisioni entro il 2020 parte di quelle frequenze e ha dato tempo all’Italia sino al 2022 per farlo. Centinaia e centinaia di tralicci stanno per diventare ferri vecchi?

L’Opa di Mediaset su EiTowers

Mediaset fiuta l’aria: si tuffa ad accettare l’offerta del fondo d’investimento F2I per la società EITowers, che gestisce gli impianti da cui trasmette. Il fondo ha tre principali azionisti, tutti con il 14,01% del capitale: due sono Banca Intesa e Unicredit, la maggiori banche nazionali, il terzo è Cassa Depositi e Prestiti, che esprime anche il presidente.

Nel sistema televisivo, vi è un altro soggetto pubblico come Cassa Depositi e Prestiti: la Rai, il cui azionista al 99,5% è sempre il Ministero dell’Economia. La Rai è presente nel settore degli impianti di trasmissione con la controllata RaiWay, di cui possiede il 64,9%. Il resto è quotato in Borsa.

Il polo delle torri: possibili scenari

EITowers e RaiWay sono destinate a perdere valore anno dopo anno, perché i loro principali clienti sono le televisioni e le radio, che presto saranno trasmessi con la banda larga mobile e fissa.

Che fare? Fondere RaiWay ed EITowers in un’unica società – a maggioranza pubblica, come prescrive un decreto del governo Renzi? In questo caso gli altri soggetti del sistema radiotelevisivo dovrebbero noleggiare capacità di trasmissione da una società di cui fanno parte Rai e Mediaset.

Secondo un’altra ipotesi in discussione, F2I e Cassa Depositi dovrebbero prendere la maggioranza anche di RaiWay: ma si possono gestire due società concorrenti sul mercato?

Ci vorrebbe un Piano strategico nazionale per avere infrastrutture controllate da società indipendenti e senza conflitti di interesse e rendere più competitivi e favorevoli ai cittadini i mercati coinvolti (dalla tv alla banda larga). Cambiamento, cambiamento, per ora, il Piano sta nel regno dei sogni e Mediaset ha 500milioni in tasca in più.