Pizzarotti, “Da M5S solo promesse infrante. Oggi il partito è Di Maio”



“Il Movimento Cinque Stelle? Oggi esiste solo il partito di Di Maio. A costo di perdere punti ed elettorato Gianroberto Casaleggio non avrebbe permesso di derogare ai principi”. Nel 2012, a Parma, Federico Pizzarotti fu il primo sindaco di una città capoluogo di provincia a essere eletto tra le file dei pentastellati. Oggi, da leader di “Italia in Comune” dice la sua sul movimento, lo stesso che lo allontanò per un avviso di garanzia e per aver autorizzato l’inceneritore di Parma e che, il 18 febbraio, ha votato per l’immunità di Matteo Salvini. E che “nel tempo ha infranto i princìpi fondanti del movimento,” senza mai fare autocritica.  “Non c’è nulla di sbagliato nel cambiare idea – sottolinea Pizzarotti – ma bisogna anche avere il coraggio e l’amor proprio di ammetterlo.  problema è che non è mai stato ammesso. Manca l’autocritica”.

Tutte le promesse mancate del Movimento Cinque Stelle

A rinfrescare la memoria ai pentastellati ci ha pensato lo stesso Pizzarotti qualche giorno fa. Con un post al vetriolo su Facebook, all’indomani del referendum sulla piattaforma Rousseau, elencando punto per punto tutte le promesse mancate.  A partire dal totem “zero alleanze con gli altri partiti”, seppellito dall’asse con la Lega al governo. “Si è fatto come l’ultimo dei Berlusconi. Per non dire che si è entrati in coalizione, si sono volute cambiare le parole. Contratto per non dire inciucio, come li han sempre chiamati”. Per non parlare delle infrastrutture, Tap che non è stato bloccato, della Tav, su cui “probabilmente si giocherà il nuovo compromesso, degli F35, “sbandierati per anni, qualsiasi spesa poteva essere coperta tagliandone l’acquisto. Oggi sono stati confermati da un ministro che è in quota Cinque Stelle. Questo dà la cifra di come si siano trasformati”.

E la prossima deroga, potrebbe essere quella del doppio mandato. “Dopo aver passato anni a fare i duri e puri farebbero molta fatica a giustificarlo di fronte al loro elettorato”. Ma, se molto, in questi dieci anni, è cambiato, o meglio, se tutto è cambiato, c’è però una costante. “La gogna mediatica fa paura a tutti, oggi il movimento è fatto di persone senza arte né né parte che hanno paura di dissentire per non essere cacciate. Più importante obbedire che non avere un’idea propria”.

E il futuro del movimento? “Una parabola discendente. Ha ormai esaurito la spinta di revisione e riflessione sulla politica. Con l’alleanza che ne ha minato la base, è destinato a comprimersi. Non scomparirà, perché il 5% non si nega a nessuno, neppure a Di Maio. Nulla a che vedere con il movimento del 2009”.