Tav, referendum? “Sarebbe come votare per la Brexit”



Tav, conviene o non conviene? Nella discussione a favore o contro la linea dell’alta velocità che dovrebbe collegare Torino a Lione non pesa solo la questione costi, ma anche quella ambientale. Secondo i dati dell’Anac ogni giorno 2150 tir attraversano nei due sensi il traforo del Frejus che unisce all’Italia alla Francia. “Spostare le merci dalla gomma al ferro permetterà di decongestionare il traffico alpino non solo sulla Torino-Lione, ma anche su quella a Ventimiglia,  con una riduzione di Co2 pari a quella prodotta da una città da 300mila abitanti”, spiega Alberto Brambilla, giornalista del Foglio con cui, insieme a Giorgio Meletti del Fatto Quotidiano, abbiamo analizzato le ragioni del sì e del no alla linea dell’alta velocità.

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“Con la Tav si vorrebbero togliere dalla strada appena 2000 camion, quando sulla tangenziale di Torino, ogni giorno, ne circolano 80mila. La Tav non farà cambiare idea ai trasportatori per una semplice ragione: viaggiare su gomma costa meno che su ferro”.

TAV E LA LINEA LISBONA-KIEV

Poi c’è lo sbocco in Europa, con la collocazione delle imprese italiane nello scenario europeo. Il tratto ferroviario di 57 km si inserisce, infatti, nel più ampio progetto del Corridoio 5, la strada ferrata ad alta velocità che dovrebbe congiungere Lisbona a Kiev, ovvero mettere in collegamento l’Europa occidentale con quella orientale. “Rinunciare a questa piccola parte di infrastruttura per l’Italia significa semplicemente essere tagliati fuori dal progetto della ‘metropolitana d’Europa’”dice Brambilla. “Ci fanno credere che la Tav sia l’anello mancante, ma non è vero. Neppure un metro è stato costruito del Corridoio 5”.

IL REFERENDUM SU TAV

E l’opzione referendum, ventilata a più riprese dal vicepremier Matteo Salvini? “Una forma di delirio della crisi politica in cui versa l’Italia”, sostiene il giornalista del Fatto Quotidiano. “Non riesco nemmeno a immaginare che l’Italia si fermi a ragionare per due mesi su un pezzo di binario di 57 km”.  “Non si può fare un referendum su accordi internazionali. Non si può demandare al popolo una decisione che spetta alla politica sarebbe come votare sulla Brexit. I No Tav, in ogni caso, perderebbero”.