Blutec: piccola storia di un sogno industriale trasformatosi in un incubo



Era il 2006 quando Sergio Marchionne faceva i conti in tasca alla Fiat e scopriva che produrre un’automobile a Termini Imerese costava al Lingotto mille euro in più rispetto al resto d’Italia. Chiedeva interventi sulle infrastrutture per ridurre i costi logistici per mantenere la fabbrica nata all’inizio degli Anni Settanta in provincia di Palermo grazie a Mimì La Cavera, industriale e consigliere per il Partito Repubblicano oltre che creatore di Sicindustria. E soprattutto, grazie a grossi contributi pubblici che tredici anni fa non era più possibile trovare così facilmente.

Così la Regione Sicilia non ascolta Marchionne e Marchionne disinveste progressivamente: il 24 novembre 2011 viene prodotta l’ultima Lancia Y e i 1500 operai (più i settecento dell’indotto) vedono spalancarsi le porte della disoccupazione. A quel punto, e solo a quel punto, il governo e la Regione Sicilia firmano un accordo di programma per il rilancio dell’area industriale con la Provincia e gli altri enti interessati: eccoli, finalmente, gli investimenti in infrastrutture chiesti da Marchionne. L’interporto, il completamento del porto e la richiesta agli imprenditori interessati di rilanciare il sito.

Leggi: Lega al Sud, gli impresentabili: Avellino, il figlio del boss stregato da Salvini

Il primo ad arrivare nel 2012 è Massimo Di Risio che con la Dr Motor tenta l’acquisizione senza successo. Fallisce anche il progetto di Grifa che voleva costruire auto ibride o elettriche mentre cominciano a farsi strada ipotesi sempre più fantasiose, dal parco di divertimenti firmato Disnet fino agli studi cinematografici. Arriva la soluzione Metec con il neomarchio Blutec solo nel 2015, quando il progetto è produrre componentistica e auto ibride. L’investimento, firmato con il ministero del Lavoro, il ministero dello Sviluppo, la Regione e il Comune, prevede 95 milioni di euro di investimenti complessivi: di questi 71 sono contributi pubblici, di cui 67 con un finanziamento agevolato e 4 a fondo perduto.

La prima rata di fondi pubblici arriva a dicembre 2016: 21 milioni di euro a titolo di anticipazione che oggi sono sotto indagine da parte della procura di Palermo. I soldi, secondo la Procura di Termini Imerese, sarebbero finiti in spese “non ammissibili” o nell’acquisto di beni “a beneficio di altre unità produttive dell’azienda” lontano dalla Sicilia. L’accusa è di malversazione ai danni dello Stato. E oggi gli operai hanno raccontato che l’ex presidente Roberto Ginatta in occasione del compleanno del figlio ha fatto realizzare alle tute blu un modellino della Ferrari per regalarla al rampollo. La conclusione più tragicomica per un sogno industriale trasformatosi in un incubo.