La loggia segreta di Castelvetrano: le carte dell’inchiesta e le intercettazioni



Un loggia segreta a Castelvetrano, il paese di Matteo Messina Denaro. L’ex deputato regionale di Forza Italia Giovanni Lo Sciuto e l’ex deputato di Forza Italia Francesco Cascio tra i coinvolti. E tre poliziotti – Salvatore Passannante, Salvatore Virgilio (in servizio alla Dia di Trapani) e Salvatore Giacobbe – che hanno rivelato a Lo Sciuto di essere intercettato. L’inchiesta della procura di Trapani ha scoperchiato un vaso di Pandora che rischia di segnare per sempre la storia delle indagini sulle logge segrete italiane.

La loggia segreta di Castelvetrano

I magistrati segnalano prima di tutto che l’associazione definita “Gruppo Lo Sciuto” trova un celeberrimo precedente sul territorio trapanese, rappresentato dalla loggia segreta Iside 2, oggetto di una sentenza storica che risale al 1993: nell’occasione per la prima volta nella storia giudiziaria italiana, esponenti di logge massoniche sono stati condannati per “direzione ed organizzazione di associazione segreta“. Le analogie tra le due associazioni occulte sono segnalate nell’ordinanza:

  • in entrambi i casi molti degli iscritti o appartenenti alla Loggia segreta erano anche appartenenti a logge regolari scoperte;
  • come le reali attività della Iside 2 erano coperte dal Circolo Scontrino, la loggia di Lo Sciuto si nascondeva dietro la facciata delle attività del Centro sociologico italiano di Via Parini a Castelvetrano;
  • entrambe le logge erano una fucina di raccomandazioni e i capi, per minimizzarne l’influenza, hanno usato la stessa giustificazione davanti ai magistrati.

Lo Sciuto attraverso le sue conoscenze riusciva a garantire l’assunzione presso enti pubblici e privati, faceva concedere pensioni per invalidità completamente inventate, ma soprattutto riusciva a inserire uomini di fiducia in posti chiave degli enti per allargare la sua base elettorale in vista delle urne.

La sua rete arrivava anche ai poliziotti, ai quali concedeva assunzioni di familiari in cambio della fedeltà e dell’attività di spionaggio e di aiuto nel reperimento di informazioni su indagini che lo interessavano o lo riguardavano.

Ma la vera forza dell’ascesa politica di Lo Sciuto, dicono i magistrati, è rappresentata dai rapporti dello stesso con la massoneria castelvetranese: “Egli, infatti, oltre ad avere rapporti familiari e di amicizia con numerosi iscritti alle logge di Castelvetrano, ne sfruttava l’influenza e il potere ai fini elettorali, ricambiando l’appoggio con nomine e segnalazioni per le quali utilizzava tutta la sua influenza politica”.

E la mafia? Qui i magistrati si fanno più prudenti, anche se siamo nel paese che ha dato i natali a Matteo Messina Denaro: “Nonostante la mafia trapanese sia un’espressione tradizionale di Cosa nostra, già tendente di per sé al controllo economico e istituzionale di un territorio, essa – come accertato non solo nelle sedi giudiziarie ma anche nell’ambito dei lavori della Commissione antimafia da diverse legislature – ha caratteristiche proprie che assumono rilievo sia sulla sua particolare capacità di infiltrazione nella res pubblica sia sulla centralità, in siffatti affari, della cittadina di Castelvetrano”.

Chi sono e che mestiere fanno gli arrestati 

Nella loggia P2 i “fratelli” erano ministri, generali e capitani d’industria oltre che giornalisti. Nell’indagine di Castelvetrano i mestieri sono più vicini alla Sicilia reale: Lo Sciuto è un medico come Paolo Genco, Adelina Barba, Sebastiano Genna, Alessio Cammisa, Antonietta Barresi, Antonio Di Giorgio, Gaetano Salerno e Rosario Orlando. Gaspare Magro, 54 anni di Caltagirone, è commercialista e revisore contabile, Giuseppe Angileri è pensionato mentre la compagna Maria Lisa Mortillaro è estetista (ma viene assunta all’ANFE su interessamento del compagno e poi diventa collaboratrice parlamentare all’Ars di Lo Sciuto, così come Isidoro Calcara; Salvatore Passanante, Salvatore Virginio e Salvatore Giacobbe sono poliziotti. Vincenzo Giammarinaro è ex deputato regionale come Francesco Cascio, Giovanna Ivana di Liberto è operatrice sociale, Francesco Messina Denaro è procuratore speciale presso la Diaverum Italia; Vincenzo Chiofalo è assessore e vicesindaco a Castelvetrano, Tommaso Geraci è gioielliere, Felice Errante è l’ex sindaco del paese mentre Luciano Perricone è stato per due volte candidato primo cittadino, mentre Valentina Li Causi e Filippo Clemente lavoravano in case di cure e riabilitazione della zona; Arturo Corso, come detto, è odontotecnico, mentre Gaetano Bacchi è pensionato; Zina Maria Biondo è titolare di una lavanderia.

Chi è Giovanni Lo Sciuto (e l’amicizia con Messina Denaro)

Giovanni Lo Sciuto, classe 1963, ex assessore e consigliere provinciale, è un medico da sempre impegnato in politica. In un rapporto della DIA al tribunale di Trapani su di lui si leggeva: “Lo Sciuto è stato uno dei soci fondatori della Futura calze srl, unitamente, tra gli altri, alla sorella ed al cognato di Matteo Messina Denaro e cioè Giovanna Messina Denaro e Rosario Allegra, ed è stato indicato in un esposto anonimo dell’ottobre del 1998 come uno dei favoreggiatori di Matteo Messina Denaro, perché avrebbe finanziato a mezzo di un conto corrente intestato presso la Banca Commerciale di Castelvetrano, avvalendosi anche della complicità di Michele Alagna (fratello di Francesca Alagna, la compagna del boss latitante ndr)”. La storia venne fuori quando nel 2012 entrò a far parte della commissione parlamentare regionale d’inchiesta sulla mafia. All’epoca lui replicò con una lettera pubblicata su un sito di Castelvetrano:

Non ho mai fatto parte di società con parenti o affini di Matteo Messina Denaro. Basta solo leggere, con l’ attenzione dovuta, gli archivi della camera di commercio e del Tribunale. Aggiungo: non ho mai avuto condanne.

E’ difficile per chi fa politica nel nostro territorio, poter lavorare per, e a favore del trionfo delle legalità, se una semplice decisione politica, come quella da me presa, di far parte della commissione antimafia deve scatenare simili reazioni; cosa accadrà quando cercherò di contribuire con fatti tangibili, all’estirpazione del fenomeno mafioso?

La lotta alla mafia non è titolo esclusivo di alcuni. La lotta alla mafia appartiene a tutti e si esercita cercando di lavorare tra la gente , nel territorio , ascoltando le difficoltà dei cittadini , le loro istanze ,non lasciandoli soli come spesso è accaduto in passato, per evitare che il sistema mafioso possa continuare a proliferare nei gangli della società.

L’estirpazione della malavita organizzata non si fa infangando le persone e alimentando la cultura del sospetto. Ci vuole altro. Così si genera solo confusione e nel caos ,la mafia prolifera. L’illegalità e la mafia si contrastano anche mettendo la faccia davanti a tante realtà difficili che sanno di difficoltà economiche ,di gente che non ha un lavoro e che sull’orlo della disperazione.

Secondo il Gip era lui a capo dell’associazione a delinquere, con la collaborazione nel settore organizzativo “del massone Giuseppe Berlino, soggetto che svolgeva significative funzioni organizzative e dirigenziali”. Così, il gip nell’ordinanza di custodia cautelare. “Associazione che, con certezza indiziaria, vede tra i suoi membri il Sostituto Commissario e massone Salvatore Passanante, il sindaco di Castelvetrano Felice Errante Jr., il Vice Sindaco di Castelvetrano Vincenzo Chiofalo ed il commercialista massone Gaspare Magro mentre altri componenti sono ancora non identificati o comunque non raggiunti da un compendio indiziario univoco e concludente”.

Agli atti c’è un’intercettazione ambientale registrata a bordo di un’Audi in cui Lo Sciuto parla con Nicola Clemenza, “…Non sono in commissione antimafia Nico’? Appena arrivano le lettere anonime sulla massoneria…Nico’ appena ti arrivano quattro lettere anonime, non si capisce?…arrivano cose sulla massoneria …inc… tutte cose arrivano e io se sono cose di altri paesi…quando sono cose di qui le prendo io e le strappiamo. Se sono cose serie le mandiamo alla procura, ma devono essere cose serie con riscontro, capito, che fai scherzi, secondo te non le so?…”.

Lo Sciuto si incontrava anche con un cugino di secondo grado di Matteo Messina Denaro, Francesco, procuratore speciale per la “Diaverum srl”, una società che gestisce laboratori di analisi e centri di emodialisi.

lo sciuto castelvetrano

Ed è curioso confrontare quello che Lo Sciuto diceva nella lettera in cui rispondeva alle accuse con l’intercettazione ambientale in cui, sempre a colloquio con Clemenza, parla proprio di Messina Denaro: “Quello là siccome noi ci volevamo bene capito, assai ci volevamo bene, perciò da me puoi stare tranquillo che né mi manderà nessuno, né viene nessuno”. “E né mi mette in pericolo a me perché lo sa che, lo capisce che da me non deve venire nessuno perché consuma pure a me hai capito?”. “Quando eravamo ragazzini ci volevamo bene, poi lui ha fatto la sua strada … minchia, come mi tratta, mi tratta mi tratta. Però lui minchia quando ha preso quella strada mi ha detto “Giova’ io faccio una strada, tu fai una strada, statti lontano”, minchia me lo è venuto a dire”.

La massoneria e la mafia

Parte di questa rete erano anche l’ex sindaco di Castelvetrano Felice Errante e l’ex deputato e assessore regionale Francesco Cascio accusato di avere favorito l’organizzazione. In carcere tre poliziotti e risulta indagato per abuso d’ufficio l’attuale assessore all’Istruzione, Roberto Lagalla, ex rettore di Palermo in relazione, secondo i magistrati di Trapani guidati dal procuratore Alfredo Morvillo, a una borsa di studio destinata alla figlia di uno degli arrestati nell’operazione “Artemisia”.

loggia castelvetrano

Ogni pensione di invalidità fatta concedere, rappresentava per l’ex deputato un cospicuo pacchetto di voti certi. Circa 70 sono i casi di pensioni di invalidità attualmente al vaglio degli inquirenti. Lo Sciuto godeva inoltre del rapporto privilegiato con il presidente dell’ente di formazione professionale Anfe, Paolo Genco, anche lui tratto in arresto che gli garantiva sostegno economico e raccolta di voti per le sue candidature, nonché il suo consenso popolare, strettamente connesso alle assunzioni presso l’Anfe. In cambio agevolava la concessione dei finanziamenti a favore dell’ente.

E chi rivelò a Cascio che Lo Sciuto era indagato? I magistrati accusano Giovannantonio Macchiarola, l’ex segretario dell’ex ministro Angelino Alfano, perché “quale pubblico ufficiale, abusando della sua qualità di Capo della Segreteria Particolare del Ministro dell’Interno e del Vicepresidente del Consiglio dei Ministri” avrebbe rivelato cje Lo Sciuto “era in quel momento ancora intercettato e che le indagini erano condotte dall’Arma dei Carabinieri, così rivelando, o comunque agevolandone la conoscenza, una notizia d’ufficio che doveva rimanere segreta”.

A “soffiare” la prima informazione sull’indagine era stato Arturo Corso, odontotecnico e massone di Salemi. A Lo Sciuto aveva anticipato, nel novembre 2016, che la magistratura stava per emettere 23 avvisi di garanzia. E che avesse puntato sulla massoneria come snodo della rete di potere era dimostrato dal fatto che aveva censito 19 logge massoniche in provincia di Trapani e ricostruito le liste con 460 iscritti. Queste notizie, ma anche alcune anticipazioni giornalistiche, avevano suscitato grande apprensione in Lo Sciuto. Al fratello Antonino aveva ordinato di cancellarsi dalla loggia Hypsas e al venerabile gran maestro aveva chiesto di fare scomparire il suo nome. Aveva perfetta cognizione sulla direzione dell’indagine. E a un amico confidava “”Anche a Roma lo sanno”. Ma la rivelazione che lo aveva impressionato era soprattutto quella di Corso sui possibili destinatari dei provvedimenti del gip: “Tuo fratello c’è, tuo fratello c’è”.

Nella storia c’è anche spazio per l’attuale assessore regionale siciliano alla Pubblica Istruzione Roberto Lagalla: “Lagalla, quindi, violando le norme di legge in materia di concorsi pubblici e in particolare, esercitando in violazione dell’art. 97 Cost. e dei parametri di imparzialità la propria discrezionalità amministrativa nella fase di assegnazione dei posti rimasti vacanti a seguito della chiusura della graduatoria, intenzionalmente procuravano a Miriam Orlando, (prima degli esclusi in graduatoria) un ingiusto vantaggio patrimoniale, consistito nell’assegnazione di una borsa di studio del valore pari a 3.000 euro per l’anno di imposta 2015, e un importo pari a 3.000 euro per l’anno di imposta 2016”.

 

 

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