Lega al Sud, gli impresentabili: il sindaco sceriffo arrestato per truffa



È stato eletto con Forza Italia ma poi si è avvicinato alla Lega di Matteo Salvini. Da sindaco “sceriffo”, per la legalità, per l’ordine e la pulizia, Ciro Borriello è stato un sindaco pop fino a quel maledetto 28 luglio del 2017, quando è stato arrestato per truffa, falso ideologico E naturalmente corruzione.

«L’hai schiatta’ ncuorpo a chisti cca. S’adda regnere ‘a città e munnezz, io chest voglio». Li devi far implodere, saltare. La città deve essere sepolta dai rifiuti. Sono due frammenti di una intercettazione che inchiodano il sindaco di Torre del Greco.

La vicenda è quella della gestione della raccolta dei rifiuti in città che il sindaco vuole assegnare a una ditta amica in cambio di tangenti mensili. «Siamo di fronte al totale e incondizionato asservimento – commenta il gip – del pubblico ufficiale Ciro Borriello sindaco di Torre del Greco, agli interessi degli imprenditori fratelli Balsamo».

Leggi anche: Lega al Sud, gli impresentabili saliti sul carro di Salvini

E il sindaco vuole realizzare questo piano a tutti i costi, facendo saltare la ditta che aveva vinto legittimamente la gara. Per metterla in cattiva luce, il sindaco impone anche falsi stati d’emergenza: «L’accumulo di rifiuti costituisce un serio pericolo per la salute pubblica». Il sindaco proclama lo stato d’emergenza di fronte allla non rimozione dei rifiuti.

È dunque una storia “vecchia”, datata, e il sindaco non è stato neppure eletto nella lista della Lega anche se poi è diventato un fan di Salvini. E allora perché ne parliamo? Solo perché è stato il primo sindaco leghista (a metà) arrestato? La Lega, a ragione, potrebbe anche rivendicare la sua estraneità al percorso politico di Borriello e se lo facesse non capirebbe il pericolo che sta correndo perché il sentiero che sta portando il partito di Salvini a raccogliere consensi al di sopra di ogni aspettativa, è ricco di insidie.

Leggi anche: Afragola, bombe, baciamano e riciclaggio

Salvini dovrebbe far tesoro di Torre del Greco che conferma, appunto, l’arrembaggio sulla nave leghista di un ceto politico del sud già formato, figlio della Prima Repubblica, che per campare non può aspettare, mettersi in pensione. Deve trovare nuove opportunità. E non è un mistero, a Torre del Greco, che se Borriello non fosse stato arrestato, si sarebbe candidato nella lista della Lega per il Parlamento, nel marzo scorso.

Da ministro dell’Interno avrebbe pure qualche vantaggio, corsia preferenziale nel farsi controllare i trascorsi politici e giudiziari di tanti amministratori che vogliono aderire alla Lega. E invece Matteo Salvini non selezione la sua classe dirigente, puntando sul bacino elettorale che ciascuno di questi personaggi gli garantisce.

Ciro Borriello nasce democristiano passa a Forza Italia, si presenta in una coalizione al comune con la lista di Antonio di Pietro e poi si avvicina alla Lega. E nel mezzo ha anche due condanne per truffa aggravata ai danni della Asl e falso ideologico (ė un chirugo plastico). Schizzi di fango che non lo sfiorano nei rapporti con la città e la politica.

Leggi anche: Castel Volturno, il Carroccio stretto fra mafia nigeriana e l’ombra dei Casalesi

Dunque, Borriello viene dalla sentina della Prima Repubblica. Del resto si potrebbe dire che la Lega è l’unico partito sopravvissuto di quella fase della storia repubblicana interrotta con Mani Pulite e la sua attrazione nei confronti della Lega nasce dall’istinto tutto meridionale di salire sul carro dei vincitori.

Borriello è legatissimo ai fratelli Antonio e Massimo Balsamo, imprenditori del ciclo dei rifiuti. Quando Borriello diventa sindaco è un’altra ditta a occuparsi dei rifiuti e il sindaco mette in pratica una strategia per far decadere quella impresa e sostituirla con la società dei Balsamo.

Scrive il gip: «Borriello non è semplicemente interessato a risolvere il problema dei rifiuti a Torre del Greco, lui lavora per creare una situazione critica al fine di colpire la ditta avversaria». Esplicito il pm: «L’interesse del sindaco è chiaro: egli non vuole la città pulita ma vuole che la ditta “Ego Eco” se ne vada per far posto alla sua società, la “Fratelli Balsamo”».

Leggi anche: Avellino, il figlio del boss stregato da Salvini

Lavora per creare le condizioni di una sostituzione del tutto interessata della ditta titolare dell’appalto, se è vero – come si legge nelle carte della inchiesta – che in gioco ci sono mazzette di 20.000 euro al mese (sarebbe questa la cifra delle tangenti). Annota il gip nella sua ordinanza di custodia cautelare che «gli incontri (per il passaggio dei soldi, ndr) erano mensili e avvenivano in luoghi appartati, privi di copertura dei cellulari, mediante passaggi da un’auto all’altra».

Sortita molto meridionale. Ormai il mondo si è capovolto. Anche in Piemonte e in Lombardia si è riprodotto un pezzo di sud. Quello calabrese con le sue ‘ndrine che hanno iniziato a occupare i territori e a dialogare con pezzi di amministrazioni locali. Ma questo avviene già in Calabria e ben presto lo testimonieranno inchieste della magistratura.

Leggi anche: Lecce, il senatore Marti e quella casa confiscata promessa al fratello del boss