Omicidio Scopelliti, Claudio Fava: “Cosa Nostra catanese è pezzo chiave della cupola, le sue famiglie sono dinastie monarchiche”



Il magistrato Antonino Scopelliti fu ucciso il 9 agosto 1991, mentre era in vacanza in Calabria, sua terra d’origine. All’epoca del suo assassinio Scopelliti rappresentava l’accusa nel Maxiprocesso alla Corte di Cassazione. Nelle settimane precedenti al suo assassinio stava lavorando all’istanza di rigetto di una serie di ricorsi presentati dalla difesa degli imputati. Le nuove rivelazioni del pentito Maurizio Avola sulla morte di Scopelliti hanno permesso di ritrovare nelle campagne di Catania l’arma del delitto e gettare nuova luce sul caso. Claudio Fava, deputato dell’Assemblea regionale siciliana, commenta al microfono di Nicola Savoca le recenti rivelazioni, ponendo l’accento sul fondamentale ruolo svolto dalla Cosa Nostra catanese e della ‘ndrangheta:

“È sempre stata usata come gendarme armato della Cosa Nostra in Sicilia” commenta Fava “se occorreva dare una mano per un attentato che lasciasse traccia visibile lontana da Catania non si sono mai tirati indietro. Non credo che la ‘ndrangheta abbia partecipato o autorizzato l’omicidio, ma sicuramente c’è stata una comunicazione, rispetto a un fatto che ha lasciato segni forti sulla mafia.
Lo disse Dalla Chiesa nel 1992: Cosa Nostra catanaese è un pezzo fondamentale della cupola. Abbiamo sempre pensato di ridurre la storia di quegli anni a una parodia in cui i corleonesi imponevano un pedaggio di sangue. Erano parte fondante di un sistema. A differenza dei corleonesi, che hanno visto sciogliere le proprie di nastie, nella mafia catanese i Santapaola e le altre dinastie sono ancora vive. È una mafia monarchica, imperniata sugli stessi nomi di 40 anni fa”

Quando gli viene chiesto perché Avola abbia deciso di parlare solo ora, Fava tratteggia la personalità del pentito:

“Una personalità complessa, Avola ha centellinato in dosi quasi omeopatiche le informazioni. Ha tenuto alto la tensione nella contrattazione con lo Stato.

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