Congresso Famiglie, la presidente delle donne cattoliche: “Sull’aborto non si torna indietro”.



“Il Congresso delle Famiglie a Verona? Nulla  a che vedere con il cattolicesimo. Salvini ci ha preso come un’armata da conquistare, a cui basta dare un ordine e si marcia compatti. Vorrei dargli un consiglio: la smetta di strumentalizzare il rosario e i simboli della Chiesa. E anche i suoi figli“. Da un anno la professoressa Renata Natili Micheli è alla guida del Centro Italiano Femminile, storica organizzazione delle donne cattoliche italiane nata nel dopoguerra per contribuire alla ricostruzione del Paese attraverso la partecipazione di coloro che, fino a quel momento, erano state escluse dalla vita democratica del Paese. Intervistata da Servizio Pubblico prende le distanze dalla kermesse della famiglia che dal 29 al 31 marzo a Verona riunirà i movimenti prolife, antiabortisti e antidivorzisti di tutto il mondo, ” e che viene utilizzata strumentalmente dalla politica per dividere i cattolici”.

“Condividiamo la sostanza, non le modalità dell’evento” ha detto nei giorni scorsi il segretario di Stato Vaticano, il cardinal Pietro Parolin. “Parla da ministro della Chiesa e fa bene a difendere la dottrina cristiana” risponde Natili Micheli, “ma noi donne cattoliche abbiamo la responsabilità individuale della scelta. Le famiglie arcobaleno? È il Vangelo a riconoscerle. L’aborto? Non si torna indietro rispetto ai diritti che lo Stato italiano ha riconosciuto per legge con un referendum”, sottolinea. “Una donna che ha deciso di abortire ha tutta la comprensione della Chiesa”.

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“Oggi sui diritti civili vedo una battaglia inutile, fatta di ordini-contrordini e parole in libertà”. Il riferimento è al caso di Ramy, il bambino egiziano che insieme ad Adam, tunisino, riceverà la cittadinanza per aver salvato la vita ai compagni in balia dell’autista che aveva sequestrato due classi di seconda media nel milanese: “Matteo Salvini ha prima detto al bambino che doveva farsi eleggere parlamentare se voleva diventare cittadino italiano, poi l’ha accolto a braccia aperte, ‘come fosse mio figlio’. Il ministro dell’interno avrebbe fatto bene a tacere e a dargli la cittadinanza immediatamente, perché questi sono diritti che ineriscono la persona. Lo Stato non li concede, ma li riconosce“.

E sulla presenza femminile in politica, “Gli uomini hanno paura di confrontarsi con le donne e invece devono lasciare loro spazi adeguati. Serve un movimento unitario delle donne, interpartitico, che riapra il dibattito politico su questi temi. Bisogna dare  un ultimatum agli uomini, in cabina elettorale” dice Natali Micheli, “Il 6 aprile presenteremo un manifesto per l’Europa con un decalogo in cui volutamente non si parla di questione femminile, perché bisogna smetterla di considerare le donne come una riserva. È un nostro diritto essere rappresentate in politica, ci spetta per Costituzione”.

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