Caso Sarti, Emma Bonino: “Mania di fotografarsi è culturalmente deleteria. Più che leggi serve pudore”



Da qualche settimana su Internet hanno ripreso a circolare alcune fotografie intime di Giulia Sarti, la deputata del Movimento Cinque Stelle, presidente della commissione giustizia poi dimessasi, che erano state rubate dal suo profilo e hackerate nel 2013. “Come si risponde? Dal punto di vista tecnologico non lo so. So che quella di fotografarsi e distribuire le proprie foto è ormai una mania di tutti. Io lo trovo culturalmente deleterio, non so quale sia il rimedio, legislativo non mi pare” , dice la senatrice di +Europa Emma Bonino, madre delle battaglie dei diritti civili dagli anni Settanta in poi.

“Anche all’estero, dove hanno già una legge contro il revenge porn l’applicazione è sempre molto difficile. Io penso che se avessimo ognuno di noi un pochino più di pudore aiuterebbe”.

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Giulia Sarti, le foto hot rubate e la legge contro il revenge porn

Il caso Giulia Sarti, la deputata del Movimento Cinque Stelle di cui, nei giorni scorsi, sono circolate foto intime sulle chat di giornalisti e parlamentari, ha posto la necessità di una rapida risposta legislativa (già presente in altri Paesi europei) al revenge porn, letteralmente la “vendetta pornografica”, ovvero la diffusione non autorizzata di foto e filmati a sfondo sessuale senza il consenso della persona ripresa. Al momento  i ddl in Parlamento per riconoscere il reato sono quattro, tre di Forza Italia e uno dei Cinque Stelle, che ha iniziato l’esame in commissione giustizia al Senato lo scorso 14 marzo.

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