Imane Fadil è morta per “un mix di sostanze radioattive”: la sua intervista a Servizio Pubblico



Imane Fadil, modella coinvolta nel caso Berlusconi, è morta il primo marzo dopo un lungo ricovero all’ospedale Humanitas di Milano. La giovane di origini marocchine, che aveva chiesto di esser parte civile nel processo Ruby Ter che vede tra gli imputati l’ex premier Silvio Berlusconi, potrebbe essere stata avvelenata. Una rivelazione fatta dalla stessa modella, teste chiave nei processi Ruby, sia all’avvocato che al fratello. Sulla morte indaga la procura di Milano che ha aperto un fascicolo per omicidio.

A gennaio scorso Fadil, con le altre due testimoni Ambra Battilana e Chara Danese, era stata esclusa dal tribunale dalle parti civili. In questa intervista rilasciata a Francesca Fagnani spiegava di aver ricevuto pressioni perché incontrasse, a processo in corso, l’ex presidente del Consiglio. E racconta cosa aveva visto con i suoi occhi durante e dopo le famose “cene eleganti” dell’ex Cavaliere.

La giovane, già prima del ricovero, stando a quanto ha spiegato il procuratore Greco, accusava sintomi tipici da avvelenamento come mal di pancia, gonfiore e dolori al ventre. Mai nelle settimane in cui la ragazza era ricoverata e nemmeno il giorno della morte, l’ospedale ha comunicato alcunché alla magistratura, sebbene non sono state individuate le cause della morte e non ci sia una diagnosi certa sul decesso.

Per questo nell’ambito dell’inchiesta coordinata dall’aggiunto Tiziana Siciliano, verosimilmente per omicidio data l’ipotesi di avvelenamento, gli inquirenti dovranno sentire anche i medici che non sono riusciti a salvarla. Inoltre hanno disposto gli accertamenti sul sangue rilevato alla giovane modella durante il ricovero ospedaliero e l’acquisizione di oggetti personali, documenti scritti e brogliacci di un libro che stava scrivendo e che conservava.

Leggi anche: Ruby e il Bunga Bunga: “Erano balletti hard fra maggiorenni, sempre meglio che stare in Corso Como”