Taranto, la verità di Arpa sull’inquinamento dell’ex Ilva. Giua: “Emissioni in aumento, ma nei limiti Ue”



Inquinamento a Taranto, le emissioni nocive dell’acciaieria ex Ilva, oggi in mano a Arcelor Mittal, sono in aumento? Risponde Roberto Giua, il direttore del Centro Regionale Aria dell’ARPA Puglia che ha studiato i dati elaborati dagli ambientalisti. “È vero che stanno aumentando alcuni parametri” conferma il dot. Guia alle telecamere di Servizio Pubblico.

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A settembre 2018 l’acciaieria ex Ilva di Taranto viene data in affitto a Arcelor Mittal, grazie ad un accordo con il Ministero dello sviluppo economico di Luigi Di Maio. Nell’accordo sono previste azioni per migliorare l’impatto ambientale, tra queste anche la copertura dei parchi minerali e la copertura del 72 per cento dei nastri trasportatori (42,3 chilometri) che provocano lo spolverìo sulla vicina zona abitata di Tamburi. Nelle ultime settimane, gli ambientalisti hanno denunciato un aumento delle emissioni inquinanti rilevate dalle centraline interne allo stabilimento nei primi due mesi del 2019. Hanno fatto seguito delle proteste da parte degli abitanti a ridosso dell’ex Ilva anche in seguito alla chiusura di alcune scuole.

Inquinamento a Taranto: l’allarme degli ambientalisti

A lanciare l’allarme sull’inquinamento a Taranto nei giorni scorsi è stata l’associazione ambientalista Peacelink. Secondo i calcoli elaborati dal sito, tramite il software Omniscope e basati sulle rilevazioni Arpa, tutti i parametri sono in aumento, pur rimanendo sotto i limiti di legge come sottolineato dalla stessa Arcelor Mittal in una nota. I dati presi in considerazione dall’associazione ambientalista – la stessa che fece analizzare un pezzo di formaggio proveniente dai pascoli attorno l’Ilva e scoprendolo pieno di diossina – riguardano le centralina di monitoraggio della qualità dell’aria della cokeria e quelle della centralina nel quartiere Tamburi in Via Orsini di IPA (idrocarburi policiclici aromatici), benzene, H2S (idrogeno solforato), PM10 (particelle di dimensioni caratteristiche inferiori a 10 micrometri) e PM 2.5 (particelle di dimensioni caratteristiche inferiori a 2,5 micrometri).  Sul sito di Peacelink si confrontavano i dati relativi al bimestre gennaio-febbraio 2018 (quando l’acciaieria era sotto commissariamento) con lo stesso periodo del 2019 in piena gestione Arcelor Mittal, iniziata nel novembre 2018. Secondo l’elaborazione sono in aumento. 

Inquinamento Taranto, risponde l’Arpa

Guia ha firmato la relazione in cui fa delle osservazioni a Peacelink. Se da un lato si conferma il trend di aumento delle emissioni, dall’altro definiscono “improprio” dal punto di vista tecnico-scientifico il metodo di analisi, perché non si prendono in considerazione alcune variabili delle concentrazioni, come ad esempio le “condizioni di esercizio” e “la piovosità del 2018”. C’è inoltre un errore di di decimali – poi corretto da Peacelink – nel benzene che non è aumento del 160%, ma del 30%.

Tutti valori che sono “entro il limite attualmente in vigore nell’ambito della normativa europea sulla qualità dell’aria”, ma che spiega Guia “non significa che non abbiano effetto sulla salute“. Arcelor Mittal ha rimesso in moto la macchina dell’acciaieria solo da pochi mesi, cosa accadrà quando l’azienda indiana porterà l’ex Ilva al massimo delle sue potenzialità?