L’occhio digitale, puntata 3: Vendesi teste



Marco Mele torna con una nuova puntata dell’Occhio Digitale, la rubrica economica dedicata ai retroscena sul mondo della tv e dei new media.

Al centro dell’analisi del giornalista economico, già firma del Sole 24 ore, finiscono gli ascolti televisivi del prime time: secondo i dati raccolti dallo Studio Frasi di Milano nei cinque anni che vanno dal 2013 al 2018 la prima serata della nostra tv ha perso 2,5 milioni di spettatori. Si tratta di un’emorragia vasta, dalle implicazioni decisive, poiché è proprio la fascia che va dalle 20.30 alle 23 a raccogliere il grosso degli investimenti pubblicitari.

Rai e Mediaset, tuttavia, hanno escogitato un piccolo trucco per celare questo calo. Sempre più spesso, quando si parla di ascolti, si preferisce parlare di share, ovvero la quota percentuale sugli ascolti totali, piuttosto che delle teste, ovvero il numero di spettatori che ha effettivamente seguito un certo programma: per le tre reti RAI una perdita di ben 1,6 milioni di spettatori, che corrisponde in ascolti effettivi a un -18%, viene così ridotta a un più digeribile –3% di share.

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Mele passa poi ad analizzare il dato della raccolta pubblicitaria, un altro aspetto controverso  del “duopolio imperfetto” Rai – Mediaset che vede i due broadcaster assommare quasi il 70% dello share di prima serata. Se Mediaset fa la parte del leone con una raccolta pubblicitaria vicino al 60% del totale anche grazie al tetto agli spot imposto alla RAI, la concessionaria pubblica è stata costretta a elaborare una nuova strategia, specie dopo che il Biscione ha stretto un patto con Sky che consegna all’emittente di Murdoch il quasi monopolio dell’offerta legale dei contenuti a pagamento. Qual è, quindi, l’arma segreta per la riscossa della RAI? Un’anticipazione: potrebbe non piacervi, assomiglia molto a quelle messe in atto da Google e Facebook.

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