Reddito di cittadinanza, rischio privacy: “Chi si è collegato al sito il 4 febbraio ha regalato i propri dati a Google”



Reddito di cittadinanza e privacy, i beneficiari possono stare tranquilli? Abitudini alimentari, stato di salute, origini etniche, credo religioso: gli acquisti con la card del reddito di cittadinanza potranno rivelare molto dei suoi beneficiari. Una vera e propria miniera di dati sensibili da proteggere, “una fonte di informazione molto preziosa perché, se ceduti a terzi, possono essere utilizzati per fini commerciali o politici”, mette in guardia Laura Marchetti, esperta di privacy del Centro Studi Adapt di Modena. Eppure, nonostante l’erogazione del reddito sia, nelle intenzioni del governo, alle porte, sulla questione privacy regna ancora il caos.

Alcune falle nella protezione dei dati, già segnalate dal garante nel quadro della misura anti-povertà, sono state tappate, ma la situazione è ancora lontana dall’essere risolta.

4 febbraio 2018, la fuga di dati

Chi si è collegato al sito del reddito di cittadinanza il 4 febbraio scorso “potrebbe aver ceduto involontariamente a Google i propri dati di log” spiega Marchetti. Nel giorno di lancio della piattaforma online, infatti, è stato registrato un improprio trasferimento di dati dagli utenti del sito a un ente terzo, dovuto a una mancanza nella sicurezza,  stigmatizzata, peraltro, anche dal garante della privacy, intervenuto per chiedere dei correttivi, “che immaginiamo siano già stati adottati”.

Sito, peraltro, “gestito da Poste Italiane, come è emerso nell’ultima audizione in Parlamento”, continua Marchetti, “ma l’informativa privacy del sito non indica il responsabile del trattamento dei dati e viola il GDPR (Regolamento generale sulla protezione dei dati) “.

Reddito di cittadinanza, privacy a rischio?

“Nella prima stesura della norma sul reddito di cittadinanza erano previsti  trattamenti della privacy molto invasivi”, spiega la giurista. Fino al 9 febbraio scorso, ovvero prima che intervenisse l’Autorità garante, perfino “gli operatori dei centri per l’impiego e dei servizi comunali erano chiamati a svolgere un monitoraggio massivo e continuo sugli acquisti e a valutare la congruità dei loro comportamenti”.

Di “intrusione sproporzionata e ingiustificata su ogni aspetto della vita privata degli interessati” che entra “in contrasto con le garanzie sancite dalla disciplina di protezione dati”, aveva parlato un mese fa anche il garante della privacy Antonello Soro, sintetizzando in cinque punti le violazioni commesse nel quadro della misura anti povertà.

Ecco allora il correttivo. “Il Senato ha recepito le modifiche richieste dall’authority. Ora solo la guardia di finanza è autorizzata a visionare i dati di acquisto dei beneficiari del reddito. Dovrà stipulare una convenzione con il ministero del lavoro per regolamentare i flussi informativi” continua Marchetti. Se le prime falle del sistema sono state tappate, resta da stabilire in che modo si potrà gestire l’enorme montagna di dati sensibili di chi richiederà la misura a sostegno della povertà, un milione e trecentomila persone secondo le stime del governo

I nuovi controllori intanto non sono ancora stati ufficialmente nominati. Così, a tre giorni dall’avvio delle domande per il reddito presso caf e sportelli postali, e a meno di un mese dall’erogazione del sussidio (dovrebbe partire ad aprile) si brancola nel buio e il nodo privacy è ancora irrisolto.