San Ferdinando, la mafia degli alloggi dietro la baraccopoli dimenticata



In questo servizio raccontiamo il rapporto tra la mafia e gli alloggi a San Ferdinando: mentre gli immigrati erano costretti a vivere nella baraccopoli che ieri il ministero dell’Interno ha sgomberato su richiesta del Comune, nella piana di Gioia Tauro ci sono 35mila vani sfitti: nonostante la disponibilità a finanziare progetti per il riuso degli appartamenti scritti, nulla si è fatto fino allo sgombero di questi giorni.

Il questore di Vibo Valentia Andrea Grassi fa sapere che un’indagine della DDA di Catanzaro ha evidenziato un traffico di sostanze stupefacenti e una coltivazione che si teneva in questi luoghi. La manovalanza era costituita da persone extracomunicarie, di cui il “rampollo di ‘ndrangheta” si è avvalso. Andrea Tripodi, sindaco di San Ferdinando, delinea il ruolo della mafia nigeriana nella gestione della baraccopoli.

El Afia Abdelilah della Flai-Cgil racconta invece degli alloggi costruiti per la manodopera extracomunitaria a partire dal 2010, ma il Comune di Rosarno si è opposto e vuole che in quelle case entrino anche gli abitanti del paese. A causa di questa querelle, attualmente gli appartamenti sono sfitti. E le persone rimangono per strada.

Leggi anche: San Ferdinando, l’addio alla baraccopoli che chiamavano casa