Tav, il retroscena: i 5 stelle meditano di pugnalare Salvini



Furibondi, i Cinque Stelle che hanno giurato che sul Tav non possono mollare. L’opera va bloccata. E persino il moderato premier Conte ha deciso di schierarsi, lasciando libera la poltrona del grande mediatore. Sarà crisi, dunque?

A Palazzo Madama, dopo una attenta lettura dei quotidiani, il senatore vicinissimo al vicepremier Di Maio sbuffa: «Cosa ricorda marzo? Che successe nelle Idi di Marzo? Si stesse accorto Salvini perché il 20 marzo si vota l’autorizzazione a procedere per la vicenda della Diciotti e lui potrebbe essere pugnalato alle spalle».

Beh, Matteo Salvini come Giulio Cesare? Solo pensarlo si fa torto alla storia. Il senatore però, ben informato, spiega che lunedì Telt, la società Italo-francese responsabile dei lavori del tunnel del Tav, «pubblicherà i bandi per gli appalti, pena incorrere nelle multe».

Siamo davvero alla rottura, al braccio di ferro? Certo è che le procedure sono chiarissime. Dal fronte Tav a domanda, non arriva nessuna smentita sulla prova di forza di lunedì ma tantissime informazioni sulle procedure che vanno rispettate.

Quelle che seguono sono autorevolissime informazioni che delineano uno scenario obbligatorio per i prossimi giorni.

«Ipotizziamo che il presidente del Consiglio voglia davvero bloccare l’opera. Dobbiamo parlarne con i francesi che sono i nostri partner. Anche la struttura di Palazzo Chigi, come l’Avvocatura, ne è perfettamente consapevole. Scenari e vincoli impongono questo coinvolgimento. In assenza di atti giuridicamente rilevanti, come una delibera del Consiglio dei ministri, non è sufficiente esprimere un orientamento lasciandosi andare a giudizi politici. C’è bisogno, ripeto, di un atto che sposti la responsabilità su Palazzo Chigi per affrontare per esempio il tema del danno erariale».

Il ragionamento non fa una piega. Invito il mio interlocutore ad essere più esplicito. «Se l’Italia volesse denunciare l’accordo del 2012, dovrebbe farlo con una delibera del Consiglio dei Ministri da trasmettere alla Francia e al Parlamento italiano che deve approvarla».

«Si innesca così un processo legislativo e la Francia ne viene investita ufficialmente con la comunicazione della delibera di governo. Parigi ha tre mesi di tempo per esprimersi nel merito. Poi si attivano le procedure per l’arbitrato internazionale. Chi farà parte della terna arbitrale lo decideranno il governo italiano che esprimerà un componente, il governo francese e l’Alta Corte di Giustizia dell’Aja. Le finalità dell’arbitro sono quelle di definire i danni se l’opera dovesse essere bloccata».

Le pressioni d’oltralpe, nel frattempo, si stanno facendo sempre più insistenti. “La Francia è convinta della pertinenza di questo progetto di primaria importanza per gli scambi fra i nostri due paesi e per l’Europa” ha dichiarato nella serata di ieri la ministra dei Trasporti, Elisabeth Borne “ribadiamo il nostro sostegno al rispetto degli impegni presi e dei tempi di realizzazione”.

È dunque una corsa a ostacoli, questa per bloccare il Tav. Chissà se i Cinque Stelle hanno la forza e la volontà di percorrerla davvero tutta? L’impressione è che lunedì la società Telt pubblicherà i bandi dei lavori per non incorrere nelle penali stabilite. Il resto, forse, sono solo supposizioni. La storia non si ripete mai uguale a se stessa e Matteo Salvini non deve guardarsi le spalle.

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