Via della Seta: il memorandum con la Cina spiegato da Lucio Caracciolo



È proprio il caso di dire che la Cina è vicina. La cosiddetta Nuova Via della Seta (Belt and Road Initiative) voluta da Pechino passerà anche dall’Italia, tanto che nei prossimi giorni il premier Conte e il presidente Xi Jinping firmeranno a Roma un memorandum di intesa per far rientare anche il nostro Paese in quel piano di investimenti plurimiliardario messo in campo dal Governo cinese per migliorare i suoi collegamenti commerciali con l’Asia e l’Europa. Per Lucio Caracciolo, direttore di Limes, “dal punto di vista economico e commerciale l’Italia ha sicuramente da guadagnare da questa intesa perché ci permette di entrare in un circuito di commerci che migliorerebbe la nostra portualità collegandoci in maniera più stretta e diretta con i grandi mercati asiatici”. Ma c’è un ma. La Cina non è solo una potenza commerciale “è anche una potenza geopolitica che guarda alle vie della seta come una grande opportunità per diventare più influente e più potente nel mondo”.

È questo il motivo principale per cui proprio i nostri più importati alleati, gli Stati Uniti d’America, hanno criticato fortemente questo accordo mettendoci in guardia sui rischi di un’apertura ai capitali cinesi. Per Caracciolo “un prezzo gli americani ce lo faranno pagare, bisogna vedere quale, in che misura, e non sarà certo gratis”.

Rispetto al Governo, il direttore di Limes rimarca come “questo sia un esecutivo che non capisce bene quello che sta facendo, non sa quello che vuole e rischia di essere manipolato da Paesi un pochino più intelligenti e più potenti”.

La Cina quando investe in un paese come il nostro vuole dei ritorni che non solo sono economici, per esempio la battaglia sulle telecomunicazioni è una partita fondamentale per il governo dell’ex Celeste Impero.

“Tuttavia non si può vivere separati dalla Cina, però non dobbiamo nemmeno consegnargli l’Italia”, conclude Caracciolo.