Nichi Vendola: “Le rotondità di Zingaretti”



Non c’è dubbio: il Pd è come resuscitato. Nonostante il confronto soporifero e politicamente deprimente tra i candidati al ruolo di segretario, la partecipazione alle primarie è stata un segno quasi disperato di resistenza, l’espressione di un bisogno collettivo di ridarsi punti di riferimento. Ecco: un frammento importante di popolo ha scelto di testimoniare l’insopportabilità della solitudine politica quando si sente per strada la puzza di fascismo. E inoltre questo rimettersi in movimento di tanta gente ha determinato la vittoria nettissima di Nicola Zingaretti, l’ex ragazzo della Fgci oggi governatore del Lazio, con il suo album di famiglia tutto dentro la vicenda della sinistra italiana. Bene.

La domanda è: con quale linea politica, con quale idea di Paese e di mondo, con quale discontinuità col recente passato, ha vinto Zingaretti? Questo non è dato conoscere, perché non ha vinto una piattaforma programmatica o un profilo progettuale, direi che ha vinto la faccia di Zingaretti, la sua mimica, la sua corporeità, diciamo la sua rotondità psico-fisica, la sua rotondità fonetica e lessicale, il suo essere l’esatto rovescio antropologico di Matteo Renzi. Dopo la breve stagione urlata del turbo-renzismo, forse comincia l’epoca delle parole pesate e pensate, dei ragionamenti aperti al dubbio, del prevalere della dimensione corale rispetto ai virtuosismi del capo carismatico. Se è così va bene. E tuttavia ancora non conosciamo l’essenziale.

Insomma, ecco le domande senza risposta: Zingaretti rompe criticamente con la subalternità della sinistra agli idoli pagani del liberismo? Denuncia il sadismo sociale e la rottura democratica delle politiche di austerità? Rimette al centro il lavoro, non solo il lavoro come domanda di crescita occupazionale, ma il lavoro come diritto e dignità, il lavoro liberato dalle sue ombre nere di servitù e precarietà? E quale discorso ci propone sulla ricchezza, questa ricchezza così iniquamente distribuita e così ferocemente estratta attraverso devastazioni ambientali e spoliazioni sociali?

Mi fermo qua perché non voglio fare l’antipatico. Ma la sconfitta della sinistra non è solo un dato elettorale: essa ha una dimensione globale ed epocale. Per la prima volta da quando è nata si ha la sensazione che la sinistra possa morire (d’infarto o per autocombustione). Per salvarla e rigenerarla non sono sufficienti le belle parole e i buoni auspici ed è sempre stucchevole il richiamo all’unità che serve alla rimozione dei problemi. Serve la limpidezza dell’analisi politica, serve la radicalità del progetto di alternativa alla destra (inclusa la destra che vegeta a sinistra). Insomma compagni, la faccia di Zingaretti è la nostra arma contro Salvini? Credete davvero che la fisiognomica possa sostituire la politica?

 

La rubrica di Nichi VendolaIl dito nell’occhio” per Servizio Pubblico verrà pubblicata ogni domenica in esclusiva su www.michelesantoro.it