Bartolo, il medico di Lampedusa: “Il più grande sogno dei migranti è sopravvivere, noi dobbiamo permetterlo”



Pietro Bartolo è il medico che dal 1992 è responsabile della prima assistenza medica offerta ai migranti che sbarcano a Lampedusa. Il suo lavoro, più volte riconosciuto anche a livello internazionale, è stato immortalato anche nel documentario Fuocoammare di Francesco Rosi, vincitore dell’Orso d’oro al Festival di Berlino del 2016. Oggi Bartolo ha deciso di candidarsi alle elezioni europee nelle liste del Pd in quota Democrazia solidale – DEMOS, per portare la sua battaglia sulle politiche di accoglienza a Bruxelles.

“Sono il medico che ha visitato più di 350 mila persone” racconta Bartolo “una cifra che può sembrare un’enormità per un solo medico o una sola isola come Lampedusa, ma questo è successo in 28 anni e quindi parliamo di numeri ridicoli. Ci hanno fatto immaginare che sia in atto un’invasione, ma questa è una bugia. L’altro record, e di questo non vado orgoglioso, è quello di essere il medico che ha fatto più ispezioni cadaveriche al mondo. Me ne vergogno e ogni volta sto male, piango, vomito, ho paura, specie quando sono costretto a farle su bambini piccoli o donne che sono ancora legate ai loro figli per il cordone ombelicale. Tuttavia è importante perché attraverso le ispezioni riesci a restituire un’identità e una dignità di persona ai corpi, non sono numeri. Lo sapete quale è il più grande sogno che hanno? Sopravvivere, e questo noi glielo dobbiamo concedere”.

Fra le storie di sofferenza e coraggio che il medico ha conosciuto in questi 28 anni, ce n’è una che lo ha colpito più duramente di altre:


“È la storia di una bambina di 8 anni che ha attraversato il deserto da sola per arrivare a Lampedusa. Quando le ho chiesto perché fosse venuta in Italia da sola mi ha risposto: ‘Sono venuta a cercare la mia mamma’. Le ho chiesto dove si trovasse, e lei mi ha risposto che sapeva solo che sua mamma si trovava in Europa”.

Per le politiche di gestione dei flussi migratori del governo Lega – M5S Bartolo ha parole dure:

“Sento dire ‘chiudiamo i porti’ o ‘facciamo accordi con la Libia perché se li tengano’. Questo non solo è disumano, questa non è l’Italia. L’Italia è stata campione di accoglienza e questo ci è stato riconosciuto anche da Juncker, che però è stato definito da qualcuno ‘un ubriacone’. A chi vuole cacciare le ONG e le navi militari dal Mediterraneo dico che hanno ragione: questa gente non deve arrivare con mezzi che non fanno altro che foraggiare i criminali, ma con i corridoi umanitari, navi e gli aerei. Noi europei abbiamo trattato l’Africa come un grande supermercato, ora dobbiamo restituire qualcosa a queste persone che abbiamo costretto a scappare via, accogliendole”.