Bersani: “L’unità a sinistra si fa su lavoro, diritti e istruzione. Calenda? Entri nel PSE”



Pierluigi Bersani, presidente di Articolo uno, alle telecamere di Servizio Pubblico analizza le basi sulle quali costruire un nuovo progetto unitario e inclusivo nell’ambito della sinistra:

“L’unità ci vuole, ma bisogna avere il coraggio di tirare una riga su questi anni che non sono piaciuti” spiega Bersani “servono la forza e l’umiltà per aprire una nuova fase dove riaggregare diversità e soggettività, che possono essere ricondotte al concetto di sinistra e centro-sinistra. Nel passato siamo stati capaci di tenere insieme un mondo: abbiamo vinto in tutte le città e questo dimostra che un sentimento comune c’era”.

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Un’ egemonia elettorale che, tuttavia, non era destinata a durare. Le cause, secondo Bersani, sono chiare:

“È arrivata la crisi, con la globalizzazione che ripiegava e  la sinistra è rimasta ferma alle parole d’ordine di 15 anni prima. Per ricomporre l’unità non basta con basta dirsi di sinistra. Serve un progetto nuovo, plurale e articolato su temi che inevitabilmente sono la dignità e il diritto al lavoro, un fisco universalistico progressivo, il welfare, la sanità, l’istruzione, i diritti civili e sociali.
Sono parole antiche, ma che vanno ribadite dentro una proposta nuova che ribadiscano un criterio di giustizia sociale e uguaglianza: è questo il nostro unico asset”.

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Poi, in chiusura, un commento sul manifesto “Siamo europei!” di Carlo Calenda:

“A Calenda ho chiesto se vuole entrare nel partito socialista europeo, a volte risponde di sì e a volte di no. Se entra allora io sono posto: lì non succede come hanno fatto con me nel Pd, che sono stato cacciato perché non ero d’accordo con l’Italicum, nel PSE c’è il suo manifesto ma anche quello di Piketty, di Stiglitz, quello di Articolo uno. Dire ‘siamo europei’ non guasta, ma non basta C’è un’idea gerarchica, di comando, individualista, e poi c’è un’idea di uguaglianza di partecipazione, che tutti debbano stare bene”.