Esclusiva SP, Hafed Gaddur: “Nessuna trattativa possibile con Haftar”



«Non ci sono margini per ricucire lo strappo. Haftar ha tentato un golpe militare contro la Libia. Ha fallito. E non sarà sufficiente che si ritiri a Bengasi. La Comunità internazionale esca dalla sua ambiguità. Ci sono paesi amici, come gli Stati Uniti, che attraverso il suo ministro degli Esteri hanno bocciato senza appello il tentativo di golpe di Haftar. Poi ci sono i Paesi tentenna che aspettano di capire come finirà, e quelli che tramano alle spalle del governo legittimo e riconosciuto dalla comunità internazionale». È appena rientrato da Tripoli e poi da Bruxelles, Hafed Gaddur, console a Palermo, ambasciatore presso la Santa Sede poi presso il governo italiano, e oggi ambasciatore libico a Bruxelles, presso l’Unione Europea.

In questa esclusiva intervista a Servizio Pubblico, l’ambasciatore Gaddur è molto chiaro: «Ci sono alcuni Paesi che vorrebbero che la Libia non risorgesse e per questo si sono affidati o hanno riposto le loro speranze sul Comandante generale dell’esercito nominato nel 2015 dal Parlamento libico. Haftar e altre cariche istituzionali sarebbe dovute essere sostituite venti giorni dopo l’accordo politico tra il Parlamento e il Consiglio di Stato». Le notizie che arrivano da Tripoli sono molto confuse. Si parla di combattimenti in corso, di bombardamenti, di possibilità che gli uomini di Haftar entrino nella capitale. «Quella di Haftar è una offensiva suicida destinata a essere sconfitta. Finora ci sono stati più di mille arresti e molti sono ragazzi dai 16 ai 20 anni, pagati per venire a fare una parata a Tripoli. La comunità internazionale intervenne nel 2011 contro Gheddafi, dopo che a Bengasi represse le manifestazioni per ricordare l’eccidio nel carcere di Abu Salim. E oggi che un militare tenta un golpe aprendo il fuoco contro un popolo? Temporeggia. Noi non dimenticheremo quei paesi che hanno tramato contro di noi o che sono saliti sulle sponde del fiume aspettando che passasse un cadavere». Anche i media internazionali si interrogano sul ruolo di gruppi terroristici armati che combatterebbero contro Haftar e i suoi uomini.

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«È falso. In una situazione di guerra e di conflitti per i gruppi terroristici sconfitti dalla storia e dai paesi democratici ė una occasione ghiotta tentare di destabilizzare il Paese, la Libia. Dopo anni di lavoro, questi gruppi sono stati sconfitti a Tripoli e lo Stato Islamico è stato annientato a Sirte. Gli stessi che sconfissero il terrorismo oggi combattono contro Haftar. Tutto questo è stato possibile anche grazie anche alla positiva collaborazione tra il governo Serraj e le istituzioni internazionali che si occupano di terrorismo. Escludo che fino ad oggi gruppi terroristici si siano infiltrati tra le forze governative. E siamo molto attenti a impedire queste infiltrazioni». Proprio oggi a Ghadames si doveva svolgere la Conferenza nazionale organizzata dalle Nazioni Unite che doveva tracciare il percorso e la data delle nuove elezioni politiche. Oggi questo obiettivo si allontana sempre di più? «La Libia non ha bisogno di un nuovo dittatore. La rivoluzione del 2011, che è costata immensi sacrifici, non può essere tradita. La Libia ha imboccato la strada verso la democrazia. È una strada piena di ostacoli, in salita. Noi siamo determinati a percorrerla tutta e arrivare al traguardo. Chi punta sul generale Haftar lo fa perché in realtà vuole condannare la Libia alla instabilità e alla subalternità costringendo il Paese a essere eterodiretto».

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Ambasciatore Gaddur chi ha armato e sostenuto Haftar? «Sappiamo perfettamente con chi dobbiamo fare i conti. Una volta esaurita l’offensiva di Haftar libereremo anche Bengasi da queste resistenze all’unità del Paese. Noi vogliamo che presto il Fezzan, la Cirenaica e la Tripolitania ritrovino le ragioni per continuare a vivere e a far crescere la nostra amata Libia. Noi siamo un paese ricco di risorse, dal petrolio alle bellezze naturali. Per anni ci hanno chiamati la “Svizzera dell’Africa”. Siamo un popolo di 7 milioni e 500mila abitanti che vivono su un territorio grande sei volte l’Italia. Noi vogliamo costruire il nostro futuro pronti ad accogliere investimenti e suggerimenti da parte di Paesi amici. Ben consapevoli che difenderemo il bene assoluto del rispetto e dell’autonomia della Libia».

Chi ha armato Haftar e cosa farete? «Presenteremo un dossier alle Nazioni Unite consapevoli che i Paesi che hanno tramato contro la democrazia in Libia dovranno essere puniti. Ricordo ancora le risoluzioni del Consiglio di sicurezza che tutelano la popolazione libica che si trova in un paese in guerra. Siamo perfettamente consapevoli che ci sono Paesi che hanno armato la follia di Haftar e che lo appoggiano ancora oggi. Li conosciamo».