La Lega “torna a casa” nella Calabria di clientele e ‘ndrangheta



Salvatore Mazzei, il suocero, imprenditore e titolare di una cava, è in carcere. E la magistratura calabrese gli ha confiscato società e beni per 200 milioni di euro. Scrivono i giudici che la confisca rientra in una precisa strategia «finalizzata alla sottrazione di beni riconducibili a soggetti collegati o contigui ad organizzazioni di ‘ndrangheta».
In particolare, «una attenta analisi del patrimonio illecitamente acquisito ha permesso di accertare una rilevante sproporzione tra i redditi dichiarati e il flusso di denaro realmente introitato da parte del Mazzei e del nucleo familiare».


Il genero di Mazzei, Domenico Furgiuele, amministratore unico delle società del suocero, ė deputato della Lega, coordinatore regionale del partito di Matteo Salvini. Anche se si parla di un imminente commissariamento del partito calabrese. 
C’è un pentito, un killer macedone, che racconta che dopo un omicidio, a Lamezia, gli esecutori dell’agguato furono ospitati nell’albergo di Mazzei e che a prenotare il pernottamento fu lo stesso Furgiuele. Lui, nel dicembre scorso, intervistato da “Report”, si difese dicendo di aver fatto una prenotazione per fare un favore a un capocantiere: «L’unica mia colpa è essermi innamorato a 15 anni di una ragazza che ora è mia moglie. La mia condotta è trasparente».

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Non è il primo che si difende negando di dover pagare per colpe altrui.  Ma è una corsa contro il tempo. Qualcuno cadrà nelle prossime settimane. Per altri ci vorranno ancora mesi. Da mesi si vive come in tempi di guerra, in Calabria, pronti con la valigia sotto il letto. 
Ci sono inchieste tra Catanzaro e Reggio Calabria che si annunciano devastanti per «le classi dirigenti, politiche, amministrative, imprenditoriali» della Calabria. È davvero una corsa contro il tempo e una guerra di nervi. Maledetti i tempi della giustizia. Sempre lenti, sempre quando imprevedibili e quando meno te l’aspetti ecco arrivare gli arresti eccellenti o anche i mancati arresti eccellenti. Anche in questa Calabria infelice e condannata a essere un cattivo esempio di Regione mal amministrata, con decine di “incompiute”, migliaia di clientele, e naturalmente tanta criminalità mafiosa che qui si chiama ‘ndranghetaChissà poi perché dovrebbe essere cambiato qualcosa in meglio, anche con l’arrivo dei nuovi potenti, la Lega di Matteo Salvini (i Cinque Stelle sembrano non avere avuto il tempo neppure di assaporare il potere che già sono in disgrazia) che sgomitano per farsi largo, per scalzare i vecchi referenti del centrodestra e quella sinistra di governo e di potere che  ė già in ritirata.

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Il deputato di Lamezia Terme Domenico Furgiuele è chiacchierato anche se ufficialmente non è coinvolto nei guai giudiziari del suocero. Poi ci sono consiglieri comunali leghisti già indagati e per alcuni si sussurra che potrebbero finire in carcere. Da un consenso pari a un prefisso telefonico del 2013, la Lega in Calabria nel 2018 ha superato il 5%. E adesso naviga a gonfie vele. A Reggio Calabria cinquemila elettori del Pdl che fu sono passati armi e bagagli alla Lega. E questo grazie al fu governatore della Calabria, all’ex sindaco reggino Giuseppe Scopelliti. Scopelliti quando era da poco maggiorenne iniziò a scalare i vertici del Fronte della Gioventù di una Reggio Calabria che ancora respirava l’aria di quei Moti che negli anni Settanta avrebbero dovuto destabilizzare il Paese che stava pericolosamente virando a sinistra. Destra estrema e ‘ndrangheta unite per stabilizzare l’Italia.E oggi l’area di riferimento dell’ex sindaco ed ex governatore caduto in disgrazia e recluso in carcere per falso in bilancio, ha traslocato votando per il Carroccio.E come potrebbe non essere altrimenti visto che Salvini non fa mistero  di aver intrapreso un dialogo costruttivo con le varie Casapound e aorta Nuova italiane ed europee.


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Domenico Furgiuele è un impresentabile per colpa di un suocero, Salvatore Mazzei, in galera per tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso? Per Matteo Salvini sembrerebbe proprio di no, essendo convinto che neppure lui possa dover rispondere di quello che fa il suocero». Ma poi dei calabresi leghisti perché mai dovremmo stupirci dal momento che le famiglie emigrate in Lombardia e in Piemonte dalla Locride, dalla piana di Gioia Tauro, del vibonese o del crotonese sono saldamente radicate in quei territori.

Dieci anni fa a San Vittore Olona fu ucciso il boss Nunzio Novella. Voleva rendere autonoma la ‘ndrangheta del Nord rispetto all’organizzazione madre. Oggi siamo nel pieno di un processo di trasformazione nei rapporti tra ‘ndrangheta e politica. Dobbiamo solo aspettare.